L’outback australiano: da terra incognita al mito della frontiera. In cerca della mitica Terra Australis

«Geostorie», anno XXI, nn. 3, 2013

Francesco Vallerani
L’outback australiano: da terra incognita al mito della frontiera. In cerca della mitica Terra Australis

All’interno della
storia delle esplorazioni, la definizione precisa dei caratteri morfologici, idrografici e
climatici dell’entroterra australiano costituisce un’acquisizione molto recente. Dopo aver
rammentato le fasi principali della scoperta della massa continentale, il saggio affronta le
successive vicende che hanno consentito di indicare i principali tracciati per la conoscenza
dei territori più interni. Se verso la fine del XIX secolo erano stati rilevati gran parte del
sistema orografico, dei bacini fluviali e le superfici lacustri temporanee, è con la successiva
esigenza di ampliare i pascoli e di proseguire nella ricerca di minerali utili che il giovane
governo federale incoraggia ulteriori e più approfondite esplorazioni dei vast open spaces
dell’interno. Tali iniziative si giovarono inoltre dell’appoggio della Royal Geographical
Society, tanto da ospitare regolarmente nel proprio Journal i resoconti delle varie
spedizioni. Più che di esplorazioni in senso stretto, si trattava di approfondite ricerche sul
campo per delineare nei dettagli le effettive potenzialità economiche dell’outback.
L’intensificarsi delle iniziative è rilevabile in particolare all’indomani della grande
Depressione: avere a disposizione nuovi territori da sfruttare poteva certamente aiutare nel
far fronte ai gravi effetti della recessione. Dai resoconti emergono due posizioni antitetiche:
da un lato gli ottimisti, nuovi pionieri della retorica nazionalista, desiderosi di costruire il
mito della frontiera, dall’altro lo sguardo attento della geografia determinista che non esita a
decostruire tale infondato mito territoriale. Questo antagonismo si inserisce dunque in un
determinato contesto storico globale, fortemente condizionato dalla crisi economica e
dall’ascesa dei nazionalismi, le cui dinamiche non hanno cessato di coinvolgere le percezioni
popolari e le attitudini sociali fino ai giorni nostri.

Within the history of
explorations, a more precise definition of inland Australia geomorphology, hydrography
and climatic conditions is a very recent acquisition. After pointing out main steps in
discovering southern continent, the paper deals with the following events concerning the
most relevant routes traced to explore distant territories in the heart of Australia. If at the
end of the nineteenth century most of mountain system, river basins and temporary lakes
were detected, it is with the subsequent need to expand pastures and further mineral prospecting that the newly formed federal government fosters more and more accurate
explorations of inland vast open spaces. Such efforts also took advantage of the support of
Royal Geographical Society, so that reports of many expeditions were regularly published in
the Journal of the Society. More than explorations to discover the unknown, it were indepth
field trips to outline in detail the actual economic potential of the outback. The
increase of field research can be easily evaluated as a consequence of the great Depression:
availability of new territories to exploit could obviously be very helpful in facing the
worrying effects of recession. In reports emerge two antithetical positions: on one hand the
optimists, new pioneers of the nationalist rhetoric, eager in building the frontier mythology,
on the other the watchful gaze of the determinist geography that does not hesitate in
deconstructing this groundless territorial myth. Such a disagreement was globally
widespread, strongly affected by both economic crisis and the raise of nationalism, whose
dynamics have not ceased to involve popular perceptions and social attitudes until the
present day.

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