Mostra “La geografia serve a fare la guerra?”

La geografia serve a fare la guerra? È l’interrogativo che si pone la mostra della Fondazione Benetton Studi Ricerche, a cura di Massimo Rossi, in calendario negli spazi Bomben a Treviso da domenica 6 novembre 2016 a domenica 19 febbraio 2017.

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Sono in via di pubblicazione i video delle conferenze. Si accede sia dalla pagina principale della mostra, sia dalle singole pagine delle conferenze di cui ad oggi è disponibile il video.

Sul sito di Rai Tre è inoltre disponibile il servizio dedicato dalla trasmissione Bellitalia alla mostra La geografia serve a fare la guerra?

Colombi viaggiatori e geografia dalla Grande Guerra a oggi

lancio dimostrativo e incontri pubblici

 

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La Fondazione propone due momenti pubblici per anticipare alcuni dei temi della mostra La geografia serve a fare la guerra? che inaugurerà sabato 5 novembre negli spazi Bomben (a cura di Massimo Rossi e con l’allestimento di Fabrica). Intorno alle ore 9.30, nel giardino della Fondazione, in collaborazione con la Federazione Colombofila Italiana, avverrà un lancio dimostrativo di una cinquantina di colombi viaggiatori che evocheranno il loro impiego nel corso della Grande Guerra. In mostra vedremo la dislocazione delle colombaie mobili sul fronte del Piave e le soluzioni pensate dallo Stato Maggiore per invitare le popolazioni dei territori occupati a fornire vitali informazioni attraverso questi animali, imprendibili a una quota di poco superiore ai 100 metri e perfettamente addestrati a far ritorno nei luoghi di nascita. Per la Federazione Colombofila Italiana saranno presenti il presidente, Cristiano Paltrinieri, e Stefano Tuzzato, che illustreranno l’attività e le finalità di una pratica sportiva che oggi in Italia e nel resto del mondo vanta un alto numero di aderenti.

Da prezioso messaggero il colombo si è trasformato in atleta da competizione in grado di percorrere distanze dai 200 ai 600 km a una velocità media che oscilla, a seconda delle categorie, tra i 65 e i 75 km/h. Al termine dell’evento, alle ore 11, Franco Farinelli, ordinario di Geografia all’Università degli Studi di Bologna e presidente dell’Associazione dei Geografi Italiani, terrà una conferenza dal titolo A cosa serve la geografia? primo di altri sette appuntamenti che accompagneranno, fino a febbraio 2017, tutto il periodo di apertura dell’esposizione.

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L’Azienda Agricola Maccarese e il suo archivio

L’Azienda Agricola Maccarese e il suo archivio.
Un patrimonio culturale per la storia, per la comunità

incontro pubblico

martedì 27 settembre 2016, ore 10
Castello di San Giorgio, Maccarese, Fiumicino, Roma

L’Archivio dell’Azienda Agricola Maccarese è in salvo. Grazie a un importante intervento di recupero e valorizzazione voluto dalla stessa Azienda, realizzato in collaborazione e con il coordinamento della Fondazione Benetton Studi Ricerche.
I risultati del lavoro sino a oggi svolto e una riflessione sulle prospettive saranno al centro di una giornata di studi con: Esterino Montino, sindaco, Comune di Fiumicino; Silvio Salera e Umberto Broccoli, rispettivamente amministratore delegato e direttore artistico, Maccarese spa Società Agricola; Mauro Tosti-Croce, Soprintendente, Soprintendenza archivistica del Lazio; Simone Colafranceschi, storico, Roma; Rosario Lentini, storico, Palermo; Marco Tamaro e Francesca Ghersetti, rispettivamente direttore e responsabile del centro documentazione della Fondazione Benetton Studi Ricerche; Leonardo Musci e Susanna Oreffice, rispettivamente presidente e archivista, Memoria srl; Bruno Restuccia, DigiLab, Sapienza Università di Roma; Maria Guercio, docente, Sapienza Università di Roma e presidente dell’Associazione Nazionale Archivistica Italiana-ANAI.

La storia della Maccarese, la più grande impresa agricola italiana, nata negli anni venti del Novecento, è intimamente connessa, oltre che con quella della sua comunità, con alcuni dei grandi temi della storia d’Italia del secolo scorso quali le bonifiche, le migrazioni interne, le lotte sindacali di categoria. L’archivio rappresenta dunque una risorsa preziosa, non solo per l’azienda ma anche per gli studiosi di settore e per la comunità locale.

Per motivi organizzativi si prega di segnalare la propria partecipazione compilando il form.
Per informazioni: Fondazione Benetton, tel. 0422.5121, fbsr@fbsr.it

Mostra “La geografia serve a fare la guerra?”

La geografia serve a fare la guerra? È l’interrogativo che si pone la mostra della Fondazione Benetton Studi Ricerche, a cura di Massimo Rossi, in calendario negli spazi Bomben di Treviso da domenica 6 novembre 2016 a domenica 19 febbraio 2017, con inaugurazione sabato 5 novembre alle ore 18. L’esposizione si avvale della partnership di Fabrica, che ha curato l’allestimento e il progetto grafico, e della collaborazione e del patrocinio della Regione del Veneto-Assessorato alla cultura.
Mappe, atlanti e opere d’arte racconteranno, attraverso tre percorsi strettamente legati e continuamente in dialogo, la grande forza comunicativa e persuasiva delle carte geografiche.

Le mappe sono un potente mezzo di comunicazione non verbale e il contesto delle celebrazioni della Grande Guerra offre un valido pretesto per indagare sulla loro capacità di influenzare l’opinione pubblica quando assecondano il punto di vista degli Stati Maggiori. Per questo il percorso espositivo si concentra sul periodo storico che va dalla fine dell’Ottocento agli inizi del Novecento, ma parte dall’antichità e arriva ai giorni nostri per raccontare anche un’altra geografia possibile, non per forza asservita alle logiche militari.

La mostra si apre con la sezione Rocce e acque, in cui vedremo come con un semplice e perentorio segno – il confine naturale – le mappe indurranno monti e fiumi a diventare strumenti capaci di separare e dare forma fisica a gruppi etnici, linguistici, nazioni per trasformarli da “espressione geografica” a stati. La seconda sezione, Segni umani, si occuperà di raccontare l’uso del sapere geografico a fini propagandistici per trasmettere con forza l’idea di nazione ancora prima della sua ufficiale proclamazione politica. La terza parte, Carte da guerra, porrà l’accento sulla coesistenza di due approcci culturali apparentemente inconciliabili, nel contesto della Prima guerra mondiale: simboli grafici per significare la smisurata industria bellica disseminata sul fronte del Piave, insieme a segni che testimoniano la presenza di migliaia di colombi viaggiatori che volando imprendibili ad alta quota e percorrendo grandi distanze in breve tempo, informano e trasmettono ordini. Mortai da 305 mm che esplodono proiettili di 400 kg alti come un uomo, e palloni frenati sospesi a centinaia di metri dal suolo «che in lunga fila si dondolano nell’azzurro lungo il corso del Piave» come racconterà lo scrittore-tenente Fritz Weber, nemico sulla riva opposta.

In mostra apprezzeremo la capacità delle carte di mettere ordine a un mondo altrimenti caotico, per renderlo più comprensibile e familiare, distinguendo gli oggetti, ma soprattutto nominando i luoghi per consentirci di riconoscerli, uno a uno. In tutte le epoche le mappe, prodotti sociali e umani per eccellenza, hanno raccontato i luoghi anche attraverso i toponimi esercitando su di essi un potere a volte aggressivo. Specialmente quando hanno alterato la grafia originaria di nomi secolari o addirittura quando questi ultimi sono stati sostituiti da altri di nuovo conio per farli corrispondere ai più recenti dominatori: l’olandese Niew Amsterdam diventa l’inglese New York; la tedesca Karfreit muta nell’italiana Caporetto per divenire la slovena Kobarid; l’asburgica Sterzing diventa la romanizzata Vipiteno. O ancora per rispondere a impellenti urgenze sociali e dar voce a speranze territoriali prima inespresse: “Alto Adige”, “Venezia Tridentina”, “Venezia Giulia”, o semplicemente, nel caso di un fiume, cambiandone il genere.

La secolare Piave degli zattieri cambia sesso nel 1918 per offrire maggiore resistenza virile all’invasione austriaca e diventa “Il Piave” per rassicurare l’immaginario collettivo della giovane nazione italiana.

Ma è proprio vero che La geografia serve a fare la guerra? Certo, senza geografia le guerre non sarebbero nemmeno immaginabili, ma a fare la guerra è sempre l’uomo che per raggiungere i suoi obiettivi è disposto a utilizzare tutti i saperi disponibili come quelli della fisica, della chimica, della geometria o della matematica.
Questa mostra parla anche di un’altra geografia possibile, una geografia necessaria per riflettere e agire sul mondo quando proviamo a osservarlo dall’alto sfogliando le pagine dell’atlante rinascimentale di Abramo Ortelio che adotta il medesimo punto di vista di Dio, o contemplando The Blue Marble, la prima fotografia del pianeta terra vista dall’obiettivo degli astronauti dell’Apollo 17. Una geografia che moltiplica le sue potenzialità ogni volta che un artista decide di dialogare con una carta geografica – e in mostra saranno esposti tappeti geografici e alcune opere di artisti contemporanei.
Ma soprattutto si potrà riflettere su un’altra geografia in grado di insegnarci a conoscere e progettare i luoghi attraverso un ininterrotto dialogo con i processi storici e di persuaderci con l’esempio di due autorevoli testimoni di un secolo fa, il geografo Cesare Battisti e lo storico Gaetano Salvemini, che «non esistono confini politici naturali, perché tutti i confini politici sono artificiali, cioè creati dalla coscienza e dalla volontà dell’uomo».

L’allestimento che Fabrica propone è un viaggio esperienziale, alla scoperta delle diverse mappe geografiche e dei luoghi che le hanno ispirate, attraverso la creazione di ambienti che coinvolgono il pubblico a percorrerli, a interagire con essi. Elementi dal design lineare e pulito, essenziali per valorizzare al meglio i pezzi in mostra, insieme a una grafica che reinterpreta in una chiave contemporanea gli elementi della cartografia tradizionale.
L’intero progetto della mostra – allestimento e comunicazione – si combina con gli spazi di Palazzo Bomben, ricco di affreschi e di storia, in un dialogo di reciproca valorizzazione.

Iniziativa realizzata con il contributo della Regione del Veneto, ai sensi della legge regionale 11/2014, art. 9, nell’ambito del programma per le commemorazioni del centenario della Grande Guerra.

La geografia serve a fare la guerra? Representation of human beings
mostra della Fondazione Benetton Studi Ricerche
a cura di Massimo Rossi e con la partnership di Fabrica
inaugurazione sabato 5 novembre, ore 18
aperta da domenica 6 novembre 2016 a domenica 19 febbraio 2017
martedì-venerdì 15-20, sabato e domenica 10-20
Treviso, Fondazione Benetton Studi Ricerche,via Cornarotta 7
tel. 0422.5121, fbsr@fbsr.it. www.fbsr.it
ingresso intero: 6 euro, ridotto: 5 euro, ridotto scuole: 4 euro

Ufficio stampa:
Fondazione Benetton Studi Ricerche
Silvia Cacco, tel. 0422.5121, cell. 331.6351105, silvia.cacco@fbsr.it
Studio ESSECI, Sergio Campagnolo
tel. 049.663499, gestione2@studioesseci.net (Simone Raddi)