Geografie che hanno fatto Storia. III – I lunghi anni 1980

Grandi libri nella geografia italiana contemporanea. III – I lunghi anni 1980

Giovedì 3 novembre 2016 – Aula Verra – Scuola di Lettere, Filosofia, Lingue (Università degli Studi Roma Tre)
Roma, Via Ostiense 234

Ricezione dell’opera, scuole, riproduzione del personale scientifico: riflettendo su cinque libri che hanno cambiato il modo di pensare la Geografia in Italia.

Programma

10:00 – Saluti di apertura e presentazione dell’incontro

Coordina la sessione mattutina Francesca Governa

10:30 – Claudio Cerreti e Filippo Celata dialogano su
Dopo la Geografia, di Massimo Quaini (1978)

11:30 – Fabio Lando e Marcello Tanca dialogano su
Les langages des représentations géographiques, a cura di Gabriele Zanetto (1987)

12:30 – Piergiorgio Landini e Silvia Siniscalchi dialogano su
I segni del mondo, di Franco Farinelli (1992)

13:30 – Pausa e buffet

Coordina la sessione pomeridiana Maria Tinacci

15:00 – Claudio Minca e Marcella Schmidt di Friedberg dialogano su
The Condition of Postmodernity, di David Harvey (1989)

16:00 – Raffaele Cattedra e Matteo Marconi dialogano su
Verso una teoria geografica della complessità, di Angelo Turco (1988)

17:00 – Claudio Cerreti e Claudio Minca, Commenti a conclusione di un’esperienza

17:30 – Dibattito generale

L’incontro sarà diffuso in live streaming a cura del Centro Italiano per gli Studi Storico-Geografici.

Con il sostegno dei Master Digital Earth e Smart Governance. Strategie e strumenti GIS per la gestione dei beni territoriali e culturali e Studi del territorio – Environmental Humanities.

Sessione della mattina

Sessione del pomeriggio

Colombi viaggiatori e geografia dalla Grande Guerra a oggi

lancio dimostrativo e incontri pubblici

 

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La Fondazione propone due momenti pubblici per anticipare alcuni dei temi della mostra La geografia serve a fare la guerra? che inaugurerà sabato 5 novembre negli spazi Bomben (a cura di Massimo Rossi e con l’allestimento di Fabrica). Intorno alle ore 9.30, nel giardino della Fondazione, in collaborazione con la Federazione Colombofila Italiana, avverrà un lancio dimostrativo di una cinquantina di colombi viaggiatori che evocheranno il loro impiego nel corso della Grande Guerra. In mostra vedremo la dislocazione delle colombaie mobili sul fronte del Piave e le soluzioni pensate dallo Stato Maggiore per invitare le popolazioni dei territori occupati a fornire vitali informazioni attraverso questi animali, imprendibili a una quota di poco superiore ai 100 metri e perfettamente addestrati a far ritorno nei luoghi di nascita. Per la Federazione Colombofila Italiana saranno presenti il presidente, Cristiano Paltrinieri, e Stefano Tuzzato, che illustreranno l’attività e le finalità di una pratica sportiva che oggi in Italia e nel resto del mondo vanta un alto numero di aderenti.

Da prezioso messaggero il colombo si è trasformato in atleta da competizione in grado di percorrere distanze dai 200 ai 600 km a una velocità media che oscilla, a seconda delle categorie, tra i 65 e i 75 km/h. Al termine dell’evento, alle ore 11, Franco Farinelli, ordinario di Geografia all’Università degli Studi di Bologna e presidente dell’Associazione dei Geografi Italiani, terrà una conferenza dal titolo A cosa serve la geografia? primo di altri sette appuntamenti che accompagneranno, fino a febbraio 2017, tutto il periodo di apertura dell’esposizione.

Maggiori informazioni

Mostra “La geografia serve a fare la guerra?”

La geografia serve a fare la guerra? È l’interrogativo che si pone la mostra della Fondazione Benetton Studi Ricerche, a cura di Massimo Rossi, in calendario negli spazi Bomben di Treviso da domenica 6 novembre 2016 a domenica 19 febbraio 2017, con inaugurazione sabato 5 novembre alle ore 18. L’esposizione si avvale della partnership di Fabrica, che ha curato l’allestimento e il progetto grafico, e della collaborazione e del patrocinio della Regione del Veneto-Assessorato alla cultura.
Mappe, atlanti e opere d’arte racconteranno, attraverso tre percorsi strettamente legati e continuamente in dialogo, la grande forza comunicativa e persuasiva delle carte geografiche.

Le mappe sono un potente mezzo di comunicazione non verbale e il contesto delle celebrazioni della Grande Guerra offre un valido pretesto per indagare sulla loro capacità di influenzare l’opinione pubblica quando assecondano il punto di vista degli Stati Maggiori. Per questo il percorso espositivo si concentra sul periodo storico che va dalla fine dell’Ottocento agli inizi del Novecento, ma parte dall’antichità e arriva ai giorni nostri per raccontare anche un’altra geografia possibile, non per forza asservita alle logiche militari.

La mostra si apre con la sezione Rocce e acque, in cui vedremo come con un semplice e perentorio segno – il confine naturale – le mappe indurranno monti e fiumi a diventare strumenti capaci di separare e dare forma fisica a gruppi etnici, linguistici, nazioni per trasformarli da “espressione geografica” a stati. La seconda sezione, Segni umani, si occuperà di raccontare l’uso del sapere geografico a fini propagandistici per trasmettere con forza l’idea di nazione ancora prima della sua ufficiale proclamazione politica. La terza parte, Carte da guerra, porrà l’accento sulla coesistenza di due approcci culturali apparentemente inconciliabili, nel contesto della Prima guerra mondiale: simboli grafici per significare la smisurata industria bellica disseminata sul fronte del Piave, insieme a segni che testimoniano la presenza di migliaia di colombi viaggiatori che volando imprendibili ad alta quota e percorrendo grandi distanze in breve tempo, informano e trasmettono ordini. Mortai da 305 mm che esplodono proiettili di 400 kg alti come un uomo, e palloni frenati sospesi a centinaia di metri dal suolo «che in lunga fila si dondolano nell’azzurro lungo il corso del Piave» come racconterà lo scrittore-tenente Fritz Weber, nemico sulla riva opposta.

In mostra apprezzeremo la capacità delle carte di mettere ordine a un mondo altrimenti caotico, per renderlo più comprensibile e familiare, distinguendo gli oggetti, ma soprattutto nominando i luoghi per consentirci di riconoscerli, uno a uno. In tutte le epoche le mappe, prodotti sociali e umani per eccellenza, hanno raccontato i luoghi anche attraverso i toponimi esercitando su di essi un potere a volte aggressivo. Specialmente quando hanno alterato la grafia originaria di nomi secolari o addirittura quando questi ultimi sono stati sostituiti da altri di nuovo conio per farli corrispondere ai più recenti dominatori: l’olandese Niew Amsterdam diventa l’inglese New York; la tedesca Karfreit muta nell’italiana Caporetto per divenire la slovena Kobarid; l’asburgica Sterzing diventa la romanizzata Vipiteno. O ancora per rispondere a impellenti urgenze sociali e dar voce a speranze territoriali prima inespresse: “Alto Adige”, “Venezia Tridentina”, “Venezia Giulia”, o semplicemente, nel caso di un fiume, cambiandone il genere.

La secolare Piave degli zattieri cambia sesso nel 1918 per offrire maggiore resistenza virile all’invasione austriaca e diventa “Il Piave” per rassicurare l’immaginario collettivo della giovane nazione italiana.

Ma è proprio vero che La geografia serve a fare la guerra? Certo, senza geografia le guerre non sarebbero nemmeno immaginabili, ma a fare la guerra è sempre l’uomo che per raggiungere i suoi obiettivi è disposto a utilizzare tutti i saperi disponibili come quelli della fisica, della chimica, della geometria o della matematica.
Questa mostra parla anche di un’altra geografia possibile, una geografia necessaria per riflettere e agire sul mondo quando proviamo a osservarlo dall’alto sfogliando le pagine dell’atlante rinascimentale di Abramo Ortelio che adotta il medesimo punto di vista di Dio, o contemplando The Blue Marble, la prima fotografia del pianeta terra vista dall’obiettivo degli astronauti dell’Apollo 17. Una geografia che moltiplica le sue potenzialità ogni volta che un artista decide di dialogare con una carta geografica – e in mostra saranno esposti tappeti geografici e alcune opere di artisti contemporanei.
Ma soprattutto si potrà riflettere su un’altra geografia in grado di insegnarci a conoscere e progettare i luoghi attraverso un ininterrotto dialogo con i processi storici e di persuaderci con l’esempio di due autorevoli testimoni di un secolo fa, il geografo Cesare Battisti e lo storico Gaetano Salvemini, che «non esistono confini politici naturali, perché tutti i confini politici sono artificiali, cioè creati dalla coscienza e dalla volontà dell’uomo».

L’allestimento che Fabrica propone è un viaggio esperienziale, alla scoperta delle diverse mappe geografiche e dei luoghi che le hanno ispirate, attraverso la creazione di ambienti che coinvolgono il pubblico a percorrerli, a interagire con essi. Elementi dal design lineare e pulito, essenziali per valorizzare al meglio i pezzi in mostra, insieme a una grafica che reinterpreta in una chiave contemporanea gli elementi della cartografia tradizionale.
L’intero progetto della mostra – allestimento e comunicazione – si combina con gli spazi di Palazzo Bomben, ricco di affreschi e di storia, in un dialogo di reciproca valorizzazione.

Iniziativa realizzata con il contributo della Regione del Veneto, ai sensi della legge regionale 11/2014, art. 9, nell’ambito del programma per le commemorazioni del centenario della Grande Guerra.

La geografia serve a fare la guerra? Representation of human beings
mostra della Fondazione Benetton Studi Ricerche
a cura di Massimo Rossi e con la partnership di Fabrica
inaugurazione sabato 5 novembre, ore 18
aperta da domenica 6 novembre 2016 a domenica 19 febbraio 2017
martedì-venerdì 15-20, sabato e domenica 10-20
Treviso, Fondazione Benetton Studi Ricerche,via Cornarotta 7
tel. 0422.5121, fbsr@fbsr.it. www.fbsr.it
ingresso intero: 6 euro, ridotto: 5 euro, ridotto scuole: 4 euro

Ufficio stampa:
Fondazione Benetton Studi Ricerche
Silvia Cacco, tel. 0422.5121, cell. 331.6351105, silvia.cacco@fbsr.it
Studio ESSECI, Sergio Campagnolo
tel. 049.663499, gestione2@studioesseci.net (Simone Raddi)

Bando di partecipazione “Geografie della pittura barocca”

Bando ITA | ESP

L’Escuela Española de Historia y Arqueología en Roma-CSIC ed il Museo Nacional del Prado avviano una collaborazione scientifica al fine di promuovere l’attività di giovani ricercatori nei campi della Storia, la Storia dell’Arte e le Scienze Umane.
La prima di esse sarà l’Atelier Geografie della pittura barocca, un incontro di studio tra specialisti in questo campo e giovani ricercatori , che avrà luogo presso l’Escuela Española de Historia y Arqueología en Roma tra il 10 e il 12 de maggio 2016.
La rivalutazione della pittura barocca nel corso del XX° secolo ha portato gli storici dell’arte a parlare delle Geografie del Barocco in senso spaziale, facendo riferimento alle diverse scuole esistenti in Europa e in America, e simbolico, considerando la diversità di tematiche, tecniche e forme di collezionismo. In questo variegato panorama ci sono però due elementi che nonostante tutto mantengono la sua centralità: la figura dell’artista e la città di Roma, riferimento obbligato di ispirazione e luogo privilegiato di mercato dell’arte.
L’Atelier si propone come luogo di discussione, in cui dieci giovani ricercatori potranno presentarare i risultati delle loro ricerche nell’ambito di cinque sessioni dirette dagli specialisti Andrés Úbeda de los Cobos (Museo Nacional del Prado), Patrizia Cavazzini (British School at Rome), Francesca Cappelletti (Università degli Studi di Ferrara), Davide Dotti (Palazzo Martinengo Cesaresco di Brescia) e David García Cueto (Universidad de Granada).
Per essere ammessi alla selezione i candidati devono essere dottorandi iscritti a corsi di dottorato o dottori di ricerca in discipline storiche conseguito da non più di quattro anni alla scadenza del presente bando. I dieci candidati che saranno selezionati per partecipare all’Atelier riceveranno dall’EEHAR e dal Museo Nacional del Prado una somma di euro 350,00 a titolo di rimborso forfettario per le spese di viaggio e soggiorno. Il rimborso sarà erogato agli interessati alla conclusione dell’Atelier, previa attestazione di frequenza rilasciata dai coordinatori.
Per partecipare alla selezione occorre inviare una domanda, completa della documentazione richiesta, entro e non oltre le ore 24.00 del 18 marzo 2016 all’indirizzo di posta elettronica: escuela@eehar.csic.es
Le domande dovranno essere corredate dalla seguente documentazione, esclusivamente in formato digitale:
a) Curriculum vitae et studiorum (inclusi i contatti e-mail e telefonici) che certifichi la frequenza dei corsi di dottorato in discipline storiche o il possesso del titolo di dottore di ricerca in discipline storiche da non più di 4 anni alla scadenza del bando.
b) I dottorandi iscritti ai corsi di dottorato dovranno inoltre presentare una sintesi del loro progetto di ricerca di Dottorato (max 4.000 caratteri), il cui titolo sarà inserito nel programma definitivo.
c) I dottori di ricerca- il cui titolo deve essere stato conseguito da non più di quattro anni- dovranno invece presentare il progetto di ricerca su cui stanno lavorando (max 4.000 caratteri), il cui titolo sarà inserito nel programma definitivo.
Non saranno prese in considerazione domande giunte dopo la scadenza o incomplete. L’EEHAR e il Museo Nacional del Prado non si assumono alcuna responsabilità per l’eventuale mancata, errata o incompleta ricezione dei messaggi.
I risultati della selezione e la relativa graduatoria di merito saranno pubblicati nei siti web dell’Escuela Española de Historia y Arqueología en Roma (http://www.eehar.csic.es/) e del Museo Nacional del Prado (www.museodelprado.es) entro il 15 aprile 2016.
I candidati selezionati saranno tenuti a esprimere la loro formale accettazione entro 7 giorni dalla pubblicazione della graduatoria scrivendo all’indirizzo escuela@eehar.csic.es . Scaduto tale termine chi non avesse accettato sarà considerato automaticamente rinunciatario e subentrerà il/la successivo/a candidato/a nella graduatoria di merito. I giovani ricercatori selezionati all’atto dell’accettazione s’impegnano formalmente alla frequenza dell’Atelier e delle sue attività. La frequenza dei seminari e la partecipazione alle discussioni dell’Atelier rimane comunque libera.

Per informazioni: escuela@eehar.csic.es
Escuela Española de Historia y Arqueología en Roma
Via di Sant’Eufemia 13, 00187 Roma. Tel. +39 06 68 10 00 01

Bando ITA | ESP

Ereditare il passato e progettare il futuro. Geografie dalla Firenze capitale alla città metropolitana

Nei giorni 22-23 ottobre 2015 a Firenze, presso l’Aula Magna del Rettorato (Piazza San Marco 49), si terrà il convegno Ereditare il passato e progettare il futuro. Geografie dalla Firenze capitale alla città metropolitana, organizzato dalla Società di Studi Geografici e dalla Società Geografica Italiana.

Programma

Il Convegno partecipa alla ricorrenza dei 150 anni di Firenze Capitale per discuterne il rapporto, storico ed attuale, con la geografia. Ogni Città Capitale, infatti, intrattiene un rapporto privilegiato con questa disciplina, non soltanto perché attraverso la geografia si esprimono il potere e il signoraggio territoriale, ma perché sono intimamente geo-grafici il progetto e la gestione amministrativa di ogni processo di formazione dello Stato.

La prima e la seconda parte del Convegno illustrano come la Geografia italiana abbia origine nella Firenze Capitale lorenese e poi unitaria e si sviluppi in seguito mante-nendo una saldissima radice fiorentina nelle vicende che giungono alla Repubblica e infine a oggi.

La terza parte guarda al presente e al futuro, discutendo spunti critici che la pluralità delle geografie (economica, politica, sociale e culturale) individua oggi per la Firenze di domani.

La Tavola rotonda è chiamata a dibattere queste sollecitazioni in un confronto a più voci in cui il sapere geografico incrocia gli altri saperi disciplinari e le fonti delle politiche territoriali e dell’azione amministrativa.

 Il 27 ottobre 2015, presso l’Istituto Geografico Militare (Via C. Battisti 10, Firenze), alle ore 11, ci sarà l’inaugurazione della mostra Firenze e la cultura dell’utile. Cartografia e Geografia dai Lorena ai Savoia

a cura di Andrea Cantile e Leonardo Rombai.

Call for Papers “Itinera. Nuove prospettive della ricerca storica e geografica”

È aperto il Call for Papers per presentare proposte di intervento al III seminario internazionale “Itinera. Nuove prospettive della ricerca storica e geografica” che si terrà a Palermo il 14 e 15 maggio 2015.

Il seminario ha come obiettivo principale quello di riunire professori, ricercatori e giovani studiosi delle diverse discipline storiche e geografiche in uno spazio dove sia possibile riflettere, discutere e dibattere sulle nuove metodologie e sulle prospettive della ricerca, in un contesto di carattere internazionale e interdisciplinare che faciliti lo scambio delle idee e delle relazioni.

L’edizione di quest’anno avrà come tema principale “Isole e frontiere nel Mediterraneo moderno e contemporaneo”.

Saranno accettate proposte di intervento (ca. 20 minuti) presentate da giovani studiosi entro il 10 gennaio 2015 attraverso il form presente sul sito web del seminario: http://seminarioitinera.blogspot.it/.

Call for Papers

Call for Papers “La geografia di Augusto”

Il Dipartimento di Scienze Storiche, Filosofico-Sociali dei Beni Culturali e del Territorio dell’Università di Roma Tor Vergata, nell’ambito delle Giornate di studio in occasione del bimillenario della morte di Augusto, organizza un incontro sul tema “La geografia di Augusto. Riflessioni sulla suddivisione territoriale dell’Italia” (Roma, 26-27 novembre 2014).

Call for Papers

Terza edizione del “Premio AGAT Tesi di laurea in geografia”

L’Associazione Geografica per l’Ambiente e il Territorio organizza la Terza edizione del “Premio AGAT Tesi di laurea in geografia”.
Il bando di concorso “Premio tesi di laurea in geografia AGAT”è rivolto a laureati/e presso le Università degli Stati dell’Unione Europea, i/le quali abbiano sostenuto la discussione della tesi di laurea triennale, specialistica, magistrale, vecchio ordinamento, master universitario (art.3 D.M. 270/2004) a carattere geografico, nel periodo compreso tra il 1 gennaio 2007 e il 31 ottobre 2013.
Le domande dovranno essere inviate entro e non oltre venerdì 7 febbraio 2014.

Le migliori cinque tesi selezionate saranno presentate durante il Convegno “La geografia nel nuovo millennio III edizione – Strumenti, metodi e tecniche per la ricerca geografica” che si svolgerà lunedì 17 febbraio 2014 nell’Aula Odeion del Museo di Arte Classica (Facoltà di Lettere e Filosofia, Sapienza – Università di Roma) a partire dalle ore 17.00.

Premi
I/le cinque candidati/e finalisti/e vedranno pubblicata la sintesi della propria Tesi sugli Atti del Convegno.
Per la tesi vincitrice del concorso, la Commissione esprimerà un giudizio scritto nel quale verranno riassunti i motivi di interesse e gli elementi di particolare validità riscontrati.
Il/la vincitore/vincitrice si aggiudicherà un Garmin GPS Dakota 20.

Per maggiori info:
Bando
Sito web AGAT