Dalla Grande Guerra illustrata della Collezione Luxardo al fumetto contemporaneo

 

Mostra promossa dal Comune di Udine – Civici Musei, con il sostegno della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Struttura di missione per gli Anniversari di interesse nazionale, della Regione Friuli Venezia Giulia e con il contributo della Fondazione Friuli.
A cura di Giovanna Durì, Luca Giuliani, Anna Villari, con la collaborazione di Sara Codutti e Fernando Orlandi

Vernice per la Stampa: 31 marzo, ore 11. Udine, Castello

Comunicato Stampa

Illustratori e illustrazioni nei giornali del Fondo Luxardo

La mostra “L’offensiva di carta. La grande guerra illustrata” (Udine, Castello, dal 31 marzo 2017 al 7 gennaio 2018) esplora, sotto il profilo della illustrazione, il Fondo Luxardo dei Civici Musei Udinesi che, con i suoi 5.700 pezzi tra giornali, periodici, bollettini, manifesti, volantini e pubblicazioni relativi alla Grande Guerra, è tra i più importati al mondo. Nella sua indagine a tutto tondo sulla “Guerra illustrata”, la mostra non si limita ad indagare e presentare i soli materiali della Luxardo, ma si estende al cinema d’epoca per arrivare agli illustratori contemporanei. Ciò che, anche grazie alle ricerche che hanno preceduto questa mostra, è emerso dalla Raccolta Luxardo, sono testimonianze che naturalmente riguardano la storia bellica, ma anche il costume e la stessa storia dell’arte. Come, ad esempio, tra le prime prove “pubbliche” di giovanissimi soldati – Giorgio De Chirico, Carlo Carrà, Ardengo Soffici, Mario Sironi, tra gli altri – destinati a diventare protagonisti dell’arte del nostro Novecento

Anna Villari, che di questa ricognizione storico artistica sui tesori della Luxardo è la responsabile, evidenzia come “l’illustrazione e la grafica italiane degli anni della Prima guerra mondiale, sulla scia di studi passati e anche delle diverse occasioni espositive legate alla ricorrenza del Centenario, continuino a rivelarsi un settore particolarmente “generoso” e ancora in parte inesplorato, sia nella quantità e varietà dei materiali che nella analisi e riflessione critica.
“Quando l’Italia entra in guerra, dal punto di vista artistico il paese sta ancora assaporando le delizie e i compiacimenti del gusto art nouveau, che aveva portato il paese a partecipare di una tendenza internazionale che aveva nell’eleganza del segno e nella leggerezza delle atmosfere le sue chiavi di volta. In un versante culturale più raffinato ed esclusivo, nei primi del secolo si era manifestato un altro e ben diverso versante espressivo, e il mondo dell’arte era stato attraversato da inquiete correnti tardo simboliste, in parte vicine a influenze mitteleuropee e secessioniste, e da fermenti futuristi e d’avanguardia, ancor più audaci e rivoluzionari. Allo scoppiare della guerra, sia le raffinate atmosfere liberty sia le più innovative sperimentazioni moderniste, secessioniste e d’avanguardia, appaiono improvvisamente inadeguate a comunicare attraverso i vecchi e nuovi canali della illustrazione popolare, ora utilissimo veicolo di propaganda – le vignette sulle pagine dei giornali, le cartoline, i manifesti stradali -, e a parlare con un linguaggio efficace e insieme rassicurante tanto ai soldati che alla popolazione, sempre più invitata a sostenere, emotivamente e economicamente, il conflitto in corso.
In misura ancora maggiore durante l’ultimo anno di guerra, quando l’istituzione da parte dello Stato Maggiore dell’Esercito di un apposito Servizio dedicato alla propaganda si preoccupa di confortare e rinvigorire la fede patriottica delle truppe anche attraverso la diffusione di giornali illustrati, molti artisti si trovano dunque in un certo senso impreparati, anzi quasi “imbarazzati”, chiamati a svolgere un nuovo ruolo ma improvvisamente privati di un sistema di riferimento formale e stilistico: non più “solo” artisti, illustratori o decoratori, o individualità impegnate in una personale ricerca espressiva, ma parte fondamentale di un nuovo meccanismo, quello della comunicazione, indispensabile alla società e, in quel momento drammatico, considerato addirittura determinante per le sorti del Paese.

Come rispondono a questa urgenza gli artisti e i professionisti dell’illustrazione, coinvolti e chiamati a comunicare, in un certo senso anche a “vendere” la guerra?
Molti degli illustratori attivi nelle redazioni di riviste come “San Marco, “La Trincea”, “La Tradotta”, “Il Montello”, “La Ghirba”, “Signorsì” – tra i quali numerosi erano quelli arruolati e in zona di guerra – provengono o confluiranno nel mondo della grafica editoriale, dei giornali e dell’illustrazione di libri per l’infanzia, un genere che si era via via consolidato nell’Italia post risorgimentale, fino a trovare una propria nicchia editoriale e di mercato: una scelta significativa, visto il carattere eminentemente educativo delle attività coordinate dal cosiddetto “Servizio P”, che vedeva tra le fila dei suoi intellettuali e animatori un pedagogista del calibro di Giuseppe Lombardo Radice. La vocazione edificante, i toni di monito, incitamento, scherzoso supporto psicologico usati di volta in volta nelle diverse rubriche, negli articoli, e in modo ancora più immediato e empatico attraverso le immagini, erano del resto dopo Caporetto chiare direttive dello Stato Maggiore, e obiettivo primario dei giornali destinati ai soldati. Tra uno stile giocoso e fantastico ereditato da quel mondo, o il ricorso a caricature e deformazioni satiriche che rappresentano appena una leggera evoluzione, per stile e per gusto, di quelle che ritroviamo nei giornali di tardo Ottocento, emergono però anche straordinarie e nuove esperienze figurative: come quelle di Umberto Brunelleschi e Antonio Rubino, che saranno nei decenni a venire tra i più rinomati illustratori italiani, autori di tavole sorprendenti per taglio, complessità compositiva, ricchezza cromatica, libertà narrativa. Oppure – oltre ad alcune pressochè sconosciute vignette del grande cartellonista Leonetto Cappiello – spiccano le produzioni di autori meno noti al grande pubblico come Enrico Sacchetti, Filiberto Mateldi, Bruno Angoletta, Primo Sinopico tra i tanti, nei decenni a venire protagonisti della grafica, del cartellonismo e dell’illustrazione italiana. O ancora, risultano di una qualità e spesso di una originalissima audacia inventiva le illustrazioni di artisti “a tutto tondo”, per i quali i giornali di propaganda divengono occasione per nuove ricerche, e l’ “illustrazione di guerra” sembra essere non solo una parentesi obbligata, ma una reale palestra, avvio a futuri sviluppi. Pubblicano vignette su “La Ghirba” di Ardengo Soffici un giovanissimo “caporale” Giorgio De Chirico, Carlo Carrà, lo stesso Soffici, libero di sperimentare collage e tecniche apprese probabilmente e Parigi e grazie alla frequentazione con Picasso, e che suscitarono perfino l’attenzione di Guillaume Apollinaire: “La Ghirba, journal di front des soldats de la Ve armée italienne, publie des caricatures du lieutenant Ardengo Soffici, caricatures puissantes très singulières d’apparence […]» scriveva il poeta nella primavera del 1918. Pubblicano sul “Montello”, di fatto “organo” futurista al fronte, il volontario Mario Sironi, autore qui di vignette dai tratti brutali e dai toni scurissimi e tetri che saranno propri della sua successiva produzione, ma anche, assai più lieve e brioso, il poeta “paroliberista” Francesco Cangiullo. Mentre sulla “Trincea” e sul “Signorsì” è protagonista il disturbante e poco classificabile Aroldo Bonzagni, già firmatario nel 1910 del Manifesto dei pittori futuristi, pittore e illustratore sospeso tra un simbolismo “maledetto” e un crudo realismo di matrice quasi espressionista, e che sarebbe morto di spagnola appena un mese dopo la fine del conflitto.
Dalle migliaia di illustrazioni e vignette pubblicate in quei mesi di guerra, dalle decine e decine di nomi di artisti più o meno noti al pubblico, emerge insomma una varietà e ricchezza di esiti e ricerche che rende singolarmente feconda l’esperienza della illustrazione di guerra, e il Fondo Luxardo una miniera di materiali e di fonti il cui interesse e il cui valore figurativo e di testimonianza superano la contingenza storica per arrivare – intatti – fino a noi”.


Info: www.civicimuseiudine.it;

Ufficio Stampa Civici Musei di Udine: Emporio ADV, Sara Puntel tel. 0432546996 s.marconi@seltzpr.it, (Silvia Marconi), a.toldo@seltzpr.it (Anna Maria Toldo)

in collaborazione con:
Studio ESSECI, Sergio Campagnolo tel. 049.663499 gestione1@studioesseci.net (Stefania Bertelli)

Mostra “La geografia serve a fare la guerra?”

La geografia serve a fare la guerra? È l’interrogativo che si pone la mostra della Fondazione Benetton Studi Ricerche, a cura di Massimo Rossi, in calendario negli spazi Bomben a Treviso da domenica 6 novembre 2016 a domenica 19 febbraio 2017.

Maggiori informazioni | Trailer | Scheda del volume a cura di Massimo Rossi

Sono in via di pubblicazione i video delle conferenze. Si accede sia dalla pagina principale della mostra, sia dalle singole pagine delle conferenze di cui ad oggi è disponibile il video.

Sul sito di Rai Tre è inoltre disponibile il servizio dedicato dalla trasmissione Bellitalia alla mostra La geografia serve a fare la guerra?

Convegno “Cesare Battisti geografo e cartografo di frontiera”

Trento, 27-29 ottobre 2016
Castello del Buonconsiglio – Sala Grande

Programma provvisorio

27 Ottobre

 

13:00 Aperitivo di benvenuto

14:00 Apertura del Convegno, Laura Dal Prà (Direttore del Castello del Buonconsiglio. Monumenti e collezioni provinciali)

Saluti istituzionali

 

14:30  Interventi Presidenti sodalizi geografici

15:00  Introduzione ai lavori, Elena Dai Prà

15:30  I Sessione (introduce e coordina Andrea Cantile)

La formazione scientifica di Cesare Battisti: gli studi a Firenze, la produzione cartografica

Massimo Quaini, Cesare Battisti: la più grande anomalia nella storia della geografia italiana

Laura Cassi, Cesare Battisti all’Istituto di Studi superiori di Firenze. Lo studente e lo studioso

Vincenzo Calì, Vegliare al valico alpino: Battisti dalla geografia come scienza della scuola fiorentina alla “speciale attività politica” dell’esilio trentino

Leonardo Rombai, Cesare Battisti, le opere civili, le opere militari: una geografia per l’azione

Massimo Rossi, Cesare Battisti “cartografo”. Il rapporto con l’Istituto Geografico De Agostini

di Novara

 

17:30 Pausa caffè

18:00 Visita alla mostra Cesare Battisti geografo in Valsugana a Levico (Forte delle Benne)

20:30 Cena sociale

28 ottobre

9:30 II Sessione (introduce e coordina Paola Pressenda)

Cesare Battisti e la geografia del Trentino. Analisi regionale, produzioni monografiche, guide, itinerari, toponomastica

Francesco Micelli, Geografia e irredentismo: il caso Brentari

Davide Bagnaresi e Sergio Zilli, Le “Guide” di Cesare Battisti e le “Guide” della scuola dei Marinelli come contributo alla costruzione dell’Italia

 Giuseppe Rocca, Cesare Battisti, precursore della geografia turistica nell’elaborazione della guida dedicata a Levico Terme

Simonetta Conti, Terminologia geografica o toponomastica? Il pensiero innovatore di Battisti e le sue conseguenze su un filone di studi

Michele Castelnovi, Il «Gran Cerchio de l’Alpi»: concetto geopolitico e morfologia fisica da Mazzini a Battisti

 

12:00  Visita alla mostra Tempi della storia, tempi dell’arte. Cesare Battisti tra Vienna e Roma (Castello del Buonconsiglio)

 

13:30 Pausa pranzo

 

15:00 III Sessione (introduce e coordina Anna Guarducci)

La geografia di Battisti nel contesto delle teorie geografiche europee

Peter Judson, Nationalist Activism and the Problem of Borderlands in the Habsburg Monarchy, 1880-1918

 Marco Bellabarba, Paesaggio, storia, linguaggio: note su Battisti e la questione nazionale

 Ernst Steinicke e Kurt Scharr, Cesare Battisti and the German Geography. The view from outside

16:00 Tavola rotonda (introduce e modera Claudio Cerreti)

Approcci interdisciplinari alla figura di Cesare Battisti nel contesto alpino. Prospettive e potenzialità della ricerca

Gustavo Corni, Giuseppe Dematteis, Francesco Micelli, Elvira Migliario, Massimo Quaini

17:30 Assemblea CISGE

20:30 Cena

 

29 Ottobre

9:30  IV Sessione (introduce e coordina Vincenzo Calì)

Temi, teorie geografiche e divulgazione scientifica al tempo di Cesare Battisti

Matteo Proto, Spazio e tempo nella geografia di Cesare Battisti: i confini storici e geografici del Trentino

Luisa Rossi, Ernesta Bittanti Battisti (1871-1957), dalla geografia storica alla geografia politica

Lamberto Laureti, Confini naturali e politici del nostro Paese: la posizione dei geografi italiani agli inizi del XX secolo, da Battisti a Errera, Baratta e altri

Tommaso Mazzoli, Cesare Battisti negli archivi digitali dei quotidiani di inizio secolo

Andrea Perrone, Cesare Battisti e “La Cultura geografica”. Il socialista trentino e la divulgazione scientifica della geografia

 11:30 Chiusura dei lavori, Carla Masetti ed Elena Dai Prà

LocandinaProgramma | Scheda di iscrizione

Mostra “La geografia serve a fare la guerra?”

La geografia serve a fare la guerra? È l’interrogativo che si pone la mostra della Fondazione Benetton Studi Ricerche, a cura di Massimo Rossi, in calendario negli spazi Bomben di Treviso da domenica 6 novembre 2016 a domenica 19 febbraio 2017, con inaugurazione sabato 5 novembre alle ore 18. L’esposizione si avvale della partnership di Fabrica, che ha curato l’allestimento e il progetto grafico, e della collaborazione e del patrocinio della Regione del Veneto-Assessorato alla cultura.
Mappe, atlanti e opere d’arte racconteranno, attraverso tre percorsi strettamente legati e continuamente in dialogo, la grande forza comunicativa e persuasiva delle carte geografiche.

Le mappe sono un potente mezzo di comunicazione non verbale e il contesto delle celebrazioni della Grande Guerra offre un valido pretesto per indagare sulla loro capacità di influenzare l’opinione pubblica quando assecondano il punto di vista degli Stati Maggiori. Per questo il percorso espositivo si concentra sul periodo storico che va dalla fine dell’Ottocento agli inizi del Novecento, ma parte dall’antichità e arriva ai giorni nostri per raccontare anche un’altra geografia possibile, non per forza asservita alle logiche militari.

La mostra si apre con la sezione Rocce e acque, in cui vedremo come con un semplice e perentorio segno – il confine naturale – le mappe indurranno monti e fiumi a diventare strumenti capaci di separare e dare forma fisica a gruppi etnici, linguistici, nazioni per trasformarli da “espressione geografica” a stati. La seconda sezione, Segni umani, si occuperà di raccontare l’uso del sapere geografico a fini propagandistici per trasmettere con forza l’idea di nazione ancora prima della sua ufficiale proclamazione politica. La terza parte, Carte da guerra, porrà l’accento sulla coesistenza di due approcci culturali apparentemente inconciliabili, nel contesto della Prima guerra mondiale: simboli grafici per significare la smisurata industria bellica disseminata sul fronte del Piave, insieme a segni che testimoniano la presenza di migliaia di colombi viaggiatori che volando imprendibili ad alta quota e percorrendo grandi distanze in breve tempo, informano e trasmettono ordini. Mortai da 305 mm che esplodono proiettili di 400 kg alti come un uomo, e palloni frenati sospesi a centinaia di metri dal suolo «che in lunga fila si dondolano nell’azzurro lungo il corso del Piave» come racconterà lo scrittore-tenente Fritz Weber, nemico sulla riva opposta.

In mostra apprezzeremo la capacità delle carte di mettere ordine a un mondo altrimenti caotico, per renderlo più comprensibile e familiare, distinguendo gli oggetti, ma soprattutto nominando i luoghi per consentirci di riconoscerli, uno a uno. In tutte le epoche le mappe, prodotti sociali e umani per eccellenza, hanno raccontato i luoghi anche attraverso i toponimi esercitando su di essi un potere a volte aggressivo. Specialmente quando hanno alterato la grafia originaria di nomi secolari o addirittura quando questi ultimi sono stati sostituiti da altri di nuovo conio per farli corrispondere ai più recenti dominatori: l’olandese Niew Amsterdam diventa l’inglese New York; la tedesca Karfreit muta nell’italiana Caporetto per divenire la slovena Kobarid; l’asburgica Sterzing diventa la romanizzata Vipiteno. O ancora per rispondere a impellenti urgenze sociali e dar voce a speranze territoriali prima inespresse: “Alto Adige”, “Venezia Tridentina”, “Venezia Giulia”, o semplicemente, nel caso di un fiume, cambiandone il genere.

La secolare Piave degli zattieri cambia sesso nel 1918 per offrire maggiore resistenza virile all’invasione austriaca e diventa “Il Piave” per rassicurare l’immaginario collettivo della giovane nazione italiana.

Ma è proprio vero che La geografia serve a fare la guerra? Certo, senza geografia le guerre non sarebbero nemmeno immaginabili, ma a fare la guerra è sempre l’uomo che per raggiungere i suoi obiettivi è disposto a utilizzare tutti i saperi disponibili come quelli della fisica, della chimica, della geometria o della matematica.
Questa mostra parla anche di un’altra geografia possibile, una geografia necessaria per riflettere e agire sul mondo quando proviamo a osservarlo dall’alto sfogliando le pagine dell’atlante rinascimentale di Abramo Ortelio che adotta il medesimo punto di vista di Dio, o contemplando The Blue Marble, la prima fotografia del pianeta terra vista dall’obiettivo degli astronauti dell’Apollo 17. Una geografia che moltiplica le sue potenzialità ogni volta che un artista decide di dialogare con una carta geografica – e in mostra saranno esposti tappeti geografici e alcune opere di artisti contemporanei.
Ma soprattutto si potrà riflettere su un’altra geografia in grado di insegnarci a conoscere e progettare i luoghi attraverso un ininterrotto dialogo con i processi storici e di persuaderci con l’esempio di due autorevoli testimoni di un secolo fa, il geografo Cesare Battisti e lo storico Gaetano Salvemini, che «non esistono confini politici naturali, perché tutti i confini politici sono artificiali, cioè creati dalla coscienza e dalla volontà dell’uomo».

L’allestimento che Fabrica propone è un viaggio esperienziale, alla scoperta delle diverse mappe geografiche e dei luoghi che le hanno ispirate, attraverso la creazione di ambienti che coinvolgono il pubblico a percorrerli, a interagire con essi. Elementi dal design lineare e pulito, essenziali per valorizzare al meglio i pezzi in mostra, insieme a una grafica che reinterpreta in una chiave contemporanea gli elementi della cartografia tradizionale.
L’intero progetto della mostra – allestimento e comunicazione – si combina con gli spazi di Palazzo Bomben, ricco di affreschi e di storia, in un dialogo di reciproca valorizzazione.

Iniziativa realizzata con il contributo della Regione del Veneto, ai sensi della legge regionale 11/2014, art. 9, nell’ambito del programma per le commemorazioni del centenario della Grande Guerra.

La geografia serve a fare la guerra? Representation of human beings
mostra della Fondazione Benetton Studi Ricerche
a cura di Massimo Rossi e con la partnership di Fabrica
inaugurazione sabato 5 novembre, ore 18
aperta da domenica 6 novembre 2016 a domenica 19 febbraio 2017
martedì-venerdì 15-20, sabato e domenica 10-20
Treviso, Fondazione Benetton Studi Ricerche,via Cornarotta 7
tel. 0422.5121, fbsr@fbsr.it. www.fbsr.it
ingresso intero: 6 euro, ridotto: 5 euro, ridotto scuole: 4 euro

Ufficio stampa:
Fondazione Benetton Studi Ricerche
Silvia Cacco, tel. 0422.5121, cell. 331.6351105, silvia.cacco@fbsr.it
Studio ESSECI, Sergio Campagnolo
tel. 049.663499, gestione2@studioesseci.net (Simone Raddi)

Mostra “Il tempo della pace e della gente”

Giovedì 14 maggio 2015 alle ore 11,00 presso le sale del Palazzo Fibbioni (Via San Bernardino, 4 – L’Aquila), sarà inaugurata la mostra Il tempo della pace e della gente. Le Adunate Nazionali degli Alpini dall’Ortigara all’Aquila, dalla Grande Guerra alla solidarietà tra i popoli. L’apertura al pubblico sarà dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 18:00.

Locandina

Ottavo Seminario Dalla mappa al GIS

Per un atlante della Grande Guerra

21 e 22 maggio 2014
Laboratorio geocartografico “Giuseppe Caraci”
Dipartimento di Studi Umanistici – Università degli Studi Roma Tre
Via Ostiense, 234/236 (metro B, fermata “Marconi”)

Presentazione

Programma
Programma con abstract

Streaming del Seminario