IX seminario “Dalla mappa al GIS” (Roma, 9 e 10 aprile 2015)

IX seminario di studi storico-cartografici
Dalla mappa al GIS

“Terremoti e altri eventi calamitosi nei processi di territorializzazione”

Roma, 9 e 10 aprile 2015

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Programma – Locandina

9 aprile 2015
Gli eventi calamitosi e i processi di territorializzazione

Ore 15,00 – Saluti istituzionali

Ore 15,30 – I sessione – Presiede: Annalisa D’Ascenzo
NICOLA GABELLIERI, VALBONA FLORA
“Nomi dei luoghi” e eventi calamitosi: proposta per un approccio storico alla toponomastica applicato al caso toscano

MATTEO PROTO, ALESSANDRO RICCI
Cartografia e “pax idraulica”: esondazioni, progettazione e gestione del territorio nella valle dell’Adige

LUISA SPAGNOLI
L’azione territorializzante e i processi rigenerativi. Il paesaggio dell’acqua e l’Aniene

Ore 16,30 Pausa caffè

Ore 17,00
MICHELE CASTELNOVI
Le alluvioni del Bisagno (Ge) in prospettiva storico-geografica

ASTRID PELLICANO
Dinamica territoriale e recupero ambientale di Sarno a quasi vent’anni di distanza dal dissesto

ALEXANDRE NOBAJAS
Using historical cadastral cartography to study the relationship between flash floods and urban change in Barcelona

MARIO AVERSA
Eventi naturali, informazioni storiche, elementi geomorfologici e contributo fornito dall’analisi delle immagini satellitari radar

Ore 18,20 – Dibattito

10 aprile 2015
I terremoti e le dinamiche territoriali

Ore 9,30 – II sessione – Presiede: Carla Masetti
ALESSANDRO GUIDI
L’influenza delle eruzioni vulcaniche sul popolamento pre- e protostorico della Campania

JOSÉ MIGUEL DELGADO BARRADO
Reflexiones metodológicas del traslado de ciudades por fenómenos telúricos en Italia Meridional. Casos de Val di Noto, Calabria y Belice (siglos XVII-XX)

ANNA GRIMALDI
Il terremoto del 1783 in Calabria e in Sicilia. Fonti iconografiche e resoconti di viaggio

SIMONETTA CONTI
Il terremoto del 1783 e la ricostruzione

Ore 11,10 Pausa caffè

Ore 11,30
ANNALISA D’ASCENZO
«Allo stato funesto della Città [dell’Aquila] rovinata in tante parti… si aggiunse il non meno funesto del contado». I terremoti come fattore del complesso rapporto fra la città e il suo territorio?

MARCO PANTALONI, FABIANA CONSOLE, PAOLO PERINI
Evoluzione della Piana del Fucino tra bonifica e terremoto (1870 – 1915)

LINA CALANDRA, MARTA ALLEVI, SERENA CASTELLANI, FRANCESCA PALMA
Il laboratorio Cartolab nel post-sisma aquilano: ricerca, partecipazione, educazione all’interfaccia tra politica e società

ANTONELLA PRIMI, CHIARA ACCOGLI
Eventi sismici e cartografia critica: i casi di L’Aquila e Haiti

Ore 13,00 – Presentazione dei poster
Poster di: SERENA CASTELLANI; ANTONIO COLAPIETRO e MAURO LUCARINI.

Ore 15,00 – III sessione – Presiede: Claudio Cerreti
EMILIA SARNO
Dai “tremuoti” al rischio sismico: la memoria storica per la salvaguardia del territorio

PAOLO MACCHIA, MASSIMILIANO GRAVA
Il terremoto toscano del 1846: dalla mappa al GIS

FAUSTO MARINCIONI, MAHSA SABOUR, MICHELE MARCONI
Mappare il rischio sismico nella Regione Marche; l’uso dei GIS nei modelli empirici di previsione basati sull’analisi del catalogo sismico e la vulnerabilità strutturale degli edifici

GIANLUCA CASAGRANDE
Effetti materiali di un terremoto e percezione geoculturale: considerazioni sul caso della sequenza sismica in Pianura Padana (2012)
Ore 16,20 – Dibattito

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I sessione – 9 aprile 2015, ore 15,00

II sessione – 10 aprile 2015, ore 9,30

III sessione – 10 aprile 2015, ore 15,00

Studi storico-cartografici Dalla mappa al GIS

a cura di Arturo Gallia
Genova, Brigati, 2014

Indice

ARTURO GALLIA – Introduzione, p. 5 

LUISA SPAGNOLI
Il catasto in Italia: da strumento a testimonianza geo-storica, p. 9 – Abstract

IL CATASTO IN ITALIA: DA STRUMENTO A TESTIMONIANZA GEO-STORICA – Alla luce dell’importante significato che la scienza catastale ha acquisito in Italia e in Europa, il contributo intende focalizzare l’attenzione sull’importante dibattito, culturale prima e storiografico poi, che il catasto ha saputo sollecitare nel corso di un ampio arco cronologico (dal Settecento al Novecento). Un nutrito confronto, che si anima a partire dal secolo dei Lumi, incentrato sulla consapevolezza della necessità di un conoscenza oggettiva del territorio e di una sua rappresentazione in chiave planimetrica basata sull’esattezza della misura. Dalla valutazione del ruolo che il catasto assume nell’ambito della società italiana del Settecento, s’intende affrontare la questione del suo valore documentale. E proprio il riconoscimento della sua valenza di testimonianza, di fonte cioè in grado di contribuire alla restituzione di passati assetti territoriali, è frutto di un vivace dibattito storiografico, che intorno alla seconda metà del Novecento ha liberato, per così dire, il catasto dal prevalente uso storico-economico, rivelando le sue straordinarie potenzialità da condividere in un ampio spettro disciplinare: dalla storia economica, alla storia sociale, alla demografia, alla storia del territorio, all’urbanistica e, non ultima, alla geografia.

CADASTRE IN ITALY: FROM INSTRUMENT TO GEO-HISTORICAL EVIDENCE – Considering the relevance of cadastral science in Italy and Europe, this paper will focus the attention on the cultural and historiographical debate roused by the cadastre throughout three centuries (from 1700s to 1900s). It is an intensive debate, started during the Age of Enlightenment and based on the necessity of an objective territorial knowledge and of a representation of territories through a planimetric plan respecting the accuracy of measurements. Moving from the new role that the cadastre assumed for the Italian society in the eighteenth century, the paper aims to raise the issue of its documentary value. In fact, the recognition of cadastre as a documentary evidence (i.e. a source that can reveal previous territorial aspects) has emerged from an animated historiographical debate, which during the second half of twentieth century released the cadastre from its prevailing historical economic use, revealing its extraordinary potential to share in a wide spectrum of subjects: economic science, social history, demography, territorial history, urban planning and – last but not least – geography.

SIMONETTA CONTI
La Habana, una hermosa città nei Caraibi. Carte e mappe dal XVI al XIX secolo, p. 31 – Abstract

LA HABANA, UNA HERMOSA CITTÀ NEI CARAIBI. CARTE E MAPPE DAL XVI AL XIX SECOLO – La città dell’Havana è stata una delle più importanti tappe delle fon-dazioni urbanistiche dell’America ispanofona. La sua collocazione sulla costa atlantica della più grande isola caraibica e il fatto di essere lambita dalla Corrente del Golfo, ne hanno nel tempo accresciuta l’importanza tanto da farla divenire una delle principali chiavi di ingresso nell’America Latina.
La sua conformazione urbanistica appare leggermente diversa, data la morfologia del posto e della presenza del porto, rispetto alle altre città di fondazione spagnola. Pur essendo sempre divisa in quadre, dalle immagini che si sono susseguite nel corso dei secoli si può notare l’assenza della plaza mayor. L’espansione cittadina, quasi impossibile nei primi secoli della sua vita, a causa delle mura difensive che la circondavano, diviene sempre maggiore dal momento dell’abbattimento delle mura, dando vita a nuovi quartieri, alcuni dei quali disegnati e creati secondo i canoni della “moderna” architettura statunitense dei secoli XIX e XX.LA HABANA, A HERMOSA CITY OF THE CARRIBBEAN. MAPS AND PLANS FROM 16TH TO 19TH CENTURIES – The city of La Havana represents one of the most important urban Hispanic American settlements. The city’s importance has grown in time due to its geographical location on the Atlantic coastline of one of the largest Caribbean islands swept by the powerful Gulf stream, a strategic position that has transformed this urban centre in one of the main entrance points to Latin America.
The diversity of its urban structure appears to be different from other cities historically founded by the Spanish and this is most probably due to the morphology of its location and the presence of the port area. Although the city is divided into districts or squares, there has never been a plaza mayor as witnessed by the many paintings and pictures and that have reached us throughout the centuries. The city’s urban development in terms of expansion was not possible in the early days of its foundation because its perimeter was surrounded by protective walls. It is only after the destruction of these walls that La Havana began to spread out and new urban districts were built, some of which were created according to “modern” Nineteenth and Twentieth century U.S. architectural standards.

ANNA GRIMALDI
L’iconografia della città di Napoli nel Settecento, p. 61 – Abstract

L’ICONOGRAFIA DELLA CITTÀ DI NAPOLI NEL SETTECENTO – La tradizione, comune fin dal Trecento a tutta la cultura europea, di produrre ritratti di città, ha coinvolto anche il Regno di Napoli, fin dalla meta del Quattrocento, fornendo un repertorio di imma-gini di grande rilievo storico e documentario. Ma è soprattutto nel corso del Settecento, in concomitanza col fenomeno del Grand Tour, che la citta di Napoli viene rappresentata da artisti, per lo più stranieri, in vedute d’insieme, alcune riprese frontalmente, altre dal mare o dall’alto, “a volo d’uccello”, o in vedute di singoli episodi urbani. Partendo dalla tela di Ga-spar van Wittel, il contributo prende in esame l’attività di alcuni vedutisti napoletani, alcuni poco noti, come Leonardo Coccorante, Carlo Bonavia, Gabriele Ricciardelli, Saverio della Gatta e Alessandro D’Anna, i quali ritraggono spazi urbani di una Napoli poco conosciuta e non più esistente. Queste opere rappresentano oggi una fonte di eccezionale interesse per la storia delle vicende architettoniche e artistiche, economiche e sociali di Napoli e dintorni.

THE ICONOGRAPHY OF THE CITY OF NAPLES IN THE EIGHTEENTH CEN-TURY – The tradition of producing city portraits, common to the European culture since the fourteenth century, involved the Regno di Napoli as well, from the half of the fifteenth century, providing a collection of images of great historical and documentary relevance. However, it is especially in the eighteenth century, in conjunction with the phenomenon of the Grand Tour, that the city of Naples is represented by artists, most of all foreigners, in overall views, some taken frontally, others from the sea or from above, from “a bird’s eye view”, or in views of single urban episodes. Starting from the painting by Gaspar van Wittel, the contribution examines the activity of several Neapolitan view painters, also not very known, like Leonardo Coccorante, Carlo Bonavia, Gabriele Ricciardelli, Saverio della Gatta and Alessandro D’Anna, who portray urban spaces of a Naples almost unknown and not existing anymore. These works are today a source of exceptional interest in the history of artistic architectural economic and social events of Naples and its surroundings.

ASTRID PELLICANO
Santa Maria Capua Vetere. Sviluppo e centralità nell’ambito del comprensorio urbanizzato casertano, p. 83 – Abstract

SANTA MARIA CAPUA VETERE. SVILUPPO E CENTRALITÀ NELL’AMBITO DEL COMPRENSORIO URBANIZZATO CASERTANO – Oggetto di questo contributo è l’analisi dello sviluppo urbano di Santa Maria Capua Vetere (15,76 kmq e 32.603 abitanti al 2011) e della sua centralità nell’ambito della “Conurbazione Casertana”, il grande agglomerato urbano che si distende sulla via Appia tra Capua e Maddaloni.
La centralità connessa alla sua posizione sull’asse Roma-Napoli è stata conservata dalla nascita (XI-XIII secolo) fino a circa trent’anni fa, quando è andata affievolendosi innanzitutto per lo sviluppo urbano disordinato e a macchia d’olio della città oltre il proprio perimetro comunale, che l’ha portata ad assumere l’aspetto negativo del continuum urbanizzato che rende la categoria della “città” non più in grado di esprimere l’articolazione dei processi sociali e territoriali.
L’Amministrazione comunale da qualche tempo si sta mobilitando per far riacquistare alla città nuova competitività attraverso iniziative in seno a piani e progetti di riqualificazione territoriale.SANTA MARIA CAPUA VETERE. DEVELOPMENT AND CENTRALITY INTO THE CASERTAN URBANIZED AREA – Object of this contribution is the analysis of the urban development of S. M. Capua Vetere (15.76 sq. km and 32,603 inhabitants in 2011) and of its centrality in the context of the “Conurbazione Casertana”, the large urban conglomerate that stretches on Appia Street between Capua and Maddaloni.
The importance connected to its position on the Rome-Naples axis has been preserved from its origin (11th-13th century) until around thirty years ago, when it starts decreasing due to a messy and scattered urban development of the city beyond its municipal perimeter. This disorganized urban development has led S.M. Capua Vetere to take the aspect of a negative “urban continuum” that the city is no longer able to realize through an articulated social and territorial process.
The municipal administration from some time is mobilizing to regain for the city new com-petitiveness through initiatives developing plans and territorial requalification projects.

MICHELE CASTELNOVI
Alcune “Ligurie” nella rappresentazione cartografica tra il 1789 e il 1860, p. 113 – Abstract

ALCUNE “LIGURIE” NELLA RAPPRESENTAZIONE CARTOGRAFICA TRA IL 1789 E IL 1860 – Tra le regioni d’Italia, la Liguria è l’unica che è stata annessa al Regno di Sardegna nel 1815, dopo il Congresso di Vienna. Nei primi decenni del XIX secolo, i confini amministrativi sono stati oggetto di molti profondi cambiamenti. La cartografia di tale epoca rappresenta fedelmente i cambiamenti storici in atto. L’Autore suggerisce che lo studio delle mappe storiche delle regioni italiane può essere utile oggi nel dibattito sul federalismo e sull’abolizione delle province.

ABOUT SOME CARTOGRAPHIC PORTRAITS OF LIGURIA (1789-1861) – Among the regions of Italy, Liguria is the only one that has been annexed by the Kingdom of Sardinia from 1815, after the Congress of Vienna. In the early decades of the 19th century, the administrative boundaries have been the subject of many profound changes. The cartography of that age represents faithfully the historical changes taking place. The Author suggests that the study of historical maps of Italian regions can be useful today in the debate on federalism and the abolition of the provinces.

VALENTINA DE SANTI
Il plan-relief du siège de Rome (1849-1852). Fonti, metodi e percorsi di una ricerca storico-cartografica in corso, p. 127 – Abstract

IL PLAN RELIEF DU SIEGE DE ROME (1849-1852). FONTI, METODI E PERCORSI DI UNA RICERCA STORICO-CARTOGRAFICA IN CORSO – Due sono i propositi dell’articolo. Da una parte, si vuole mostrare la complessità del corpus di materiali alla base della costruzione della maquette, corpus di materiali pressoché inedito. Dall’altra si vogliono tracciare le linee guida della tesi di dottorato in corso, incentrata sullo studio storico-cartografico del plastico. Attraverso il metodo biografico, la tesi si propone di penetrare all’interno del sistema di saperi e di tecniche della Galerie des plans-reliefs al fine di com-prendere il significato proprio di questa rappresentazione tridimensionale del territorio.

THE PLAN RELIEF DU SIEGE DE ROME (1849-1852). SOURCES, METHODS AND PATHS OF A HISTORICAL-CARTOGRAPHICAL RESEARCH IN PROGRESS – The objectives of the article are two. First to show the complexity of the ensemble of the totally innovative (unused before, original) materials used to build the model. Second to trace the guide lines of the doctorate in progress, which is centred on the historical-cartographic study of the model. The thesis purpose is to penetrate inside the system of knowledge and the techniques of the Galerie des plans-reliefs using the biographical method, in order to understand the real meaning of this tridimensional representation of the territory.

ASTRID PELLICANO
La dinamica amministrativa di Terra di Lavoro nei 150 anni dall’Unità: un tormentato riassetto territoriale, p. 145 – Abstract

LA DINAMICA AMMINISTRATIVA DI TERRA DI LAVORO NEI 150 ANNI DALL’UNITÀ – Oggetto di questo contributo è la dinamica dell’articolazione amministrativa della provincia di Terra di Lavoro dal 1861 al 2011. Ai fini della presente ricostruzione si è fatto riferimento ai tre principali mutamenti politico-istituzionali italiani: l’Unità, il ventennio fascista, il secondo dopoguerra. La riflessione su quelle congiunture ci permette di comprendere la natura dei criteri adottati dallo Stato nel ridisegno di questa realtà territoriale. Da una lettura delle variazioni provinciali, attraverso l’ausilio di strumenti normativi e cartografia, emerge la contraddittorietà di tali interventi che, soprattutto in una logica di accentramento, hanno determinato ritagli e variazioni a volte irrazionali, causa di molti squilibri.

THE DYNAMIC OF THE ADMINISTRATIVE DEVELOPMENT OF TERRA DI LAVORO DURING THE 150 YEARS OF UNITED ITALY – Object of this contribution is the dynamic of the administrative development of the province of Terra di Lavoro from 1861 to 2011. For the purposes of this reconstruction the study has referred to three main Italian political and institutional changes: the unification of the country, the two decades of fascism and the period after the Second World War. The reflection on these economic trends allows us to understand the nature of the criteria adopted by the State in redesigning this territorial reality. From a reading of provincial variations, through the help of regulatory instruments and cartography, it appears the contradiction of such interventions, which, especially in a logic of centralization, have resulted in cut-outs and sometimes irrational changes, causing many imbalances.

FULVIO LANDI
Paesaggi virtuali del passato. Cartografia storica, GIS e virtual landscaping: il caso dell’isola Palmaria, p. 167 – Abstract

PAESAGGI VIRTUALI DEL PASSATO. CARTOGRAFIA STORICA, GIS E VIRTUAL LANDSCAPING: IL CASO DELL’ISOLA PALMARIA – La ricostruzione dei paesaggi storici è motivata fondamentalmente dalla necessità di disporre di strati informativi a diffe-renti tagli temporali, necessari all’interpretazione del palinsesto di ogni singolo paesaggio, individuandone gli elementi caratterizzanti e quelli da tutelare. In tale ottica l’uso combinato di tecnologie GIS e software per il virtual landscaping risulta assai utile, in quanto tali strumenti consentono la gestione di serie storiche di dati, evidenziando i processi di tra-sformazione e generando ambienti immersivi di grande efficacia comunicativa. A titolo d’esempio vengono presentate alcune ricostruzioni effettuate sul paesaggio storico dell’Isola Palmaria (Comune di Porto Venere, La Spezia), mettendo in risalto il processo metodologico che dall’analisi delle fonti storiche ha portato alla creazione di un modello virtuale tridimensionale dell’isola.

VIRTUAL LANDSCAPES OF THE PAST. HISTORICAL CARTOGRAPHY, GIS AND VIRTUAL LANDSCAPING: THE CASE OF THE ISLAND OF PALMARIA – The reconstruction of historical landscapes is mainly motivated by the need for different layers to different time frames, that are necessary for the interpretation of the pattern of each landscape, thus identifying its key features and those which are to be protected. In this sense, the combined use of GIS technologies and virtual landscaping software becomes very useful, as they enable the organization of multiple historical data, by highlighting the transformation processes and creating immersive environments of great communicative effectiveness. As example, we present some reconstructions performed on the historic landscape of Palmaria Island (City of Porto Venere, La Spezia), highlighting the methodological process that from the analysis of historical sources has led to a virtual three-dimensional model of the island.

FRANCESCO ZAN
Georeferenziazione prospettica di foto e schizzi della spedizione De Filippi 1913-1914 al Karakorum con l’uso di fonti storiche integrate in un sistema GIS, p. 185 – Abstract

GEOREFERENZIAZIONE PROSPETTICA DI FOTO E SCHIZZI DELLA SPEDIZIONE DE FILIPPI 1913-1914 AL KARAKORUM CON L’USO DI FONTI STORICHE INTEGRATE IN UN SISTEMA GIS – Lo studio del patrimonio documentario della Spedizione De Filippi 1913-1914 al Karakorum richiede l’utilizzo di un sistema GIS congiunto a globi virtuali come Google Earth, per un’agevole gestione georeferenziata delle informazioni in 3D. In particolare in questo contributo si descrivono alcune tecniche per georeferenziare prospetticamente le immagini storiche di questa spedizione, al fine di poter usufruire di strumenti adeguati sia per studiare il paesaggio in tutte le sue forme, dai ghiacciai alle oasi artificiali, sia per valorizzare l’intero patrimonio documentario attraverso i globi virtuali. Le tecniche impiegate riguardano il Profile matching; l’individuazione speditiva di un toponimo da fonti scritte; le proiezioni prospettiche interne alla fotografia; l’estensione della vista 3D di Google Earth; e infine l’integrazione dei grandi panorami nella vista 3D di Google Earth.

PERSPECTIVAL GEOREFERENCING OF PHOTOS AND SKETCHES OF 1913-1914 DE FILIPPI’S EXPEDITION TO THE KARAKORUM, WITH HISTORICAL SOUR-CES INTEGRATED INTO A GIS – The study of the documentary heritage of the De Filippi 1913-1914 Expedition to the Karakoram requires the use of GIS in conjunction with virtual globes such as Google Earth, especially to cope with geo-referenced information in 3D. In this paper we describe several techniques for geo-referencing historical images of this expedition with perspective projections, in order to be able to study with state-of-the-art tools the landscape in all its forms, from glaciers to old artificial oases, and also to provide proper visualization and dissemination of the entire documentary heritage through virtual globes. The techniques used involve profile matching; quick identification and localization of a place name in written sources; perspective projections of objects inside a photograph; visual extension of the 3D view in Google Earth; and finally the integration of the great panoramic photographs in the 3D view of the virtual globe.

SALVATORE AMADUZZI, MAURO PASCOLINI
I SIT per la governance dei territori montani: montuosità o montanità?, p. 203 – Abstract

I SIT PER LA GOVERNANCE DEI TERRITORI MONTANI: MONTUOSITÀ O MONTANITÀ? – Una applicazione GIS finalizzata a fornire ai decisori politici e agli attori territoriali un supporto alle scelte relative ai modelli di zonizzazione dei territori montani italiani, sulla base di indicatori complessi a diversa scala e con diverso grado di generalizza-zione. Uno strumento che, in forma speditiva su basi cartografiche utilizzando banche dati di natura socio economica e geografica, vuole definire cosa s’intende per montagna popolando di indicatori i criteri di montuosità e di montanità, alla luce anche del dibattito scientifico, metodologico ed istituzionale in essere attorno ai territori montani.

A GIS FOR THE GOVERNANCE OF MOUNTAINS: MONTUOSITÀ OR MONTA-NITÀ? – A GIS application with the aim to provide policy makers and local actors a decision support system related to the models of Italian zoning of mountain territories on the basis of complex indicators at different scales and with different degrees of generalization. An instrument in the form of expeditious base maps using socio-economic and geographic databases which wants to define what is the meaning of mountain populating of indicators the muntuosità and montanità criteria in the light of the scientific, methodological and insti-tutional debate currently taking place around mountain areas.

LUISA CARBONE
La rappresentazione rizomatica del GIS nello studio del Municipio VIII di Roma, p. 227 – Abstract

LA RAPPRESENTAZIONE RIZOMATICA DEL GIS NELLO STUDIO DEL MUNI-CIPIO VIII DI ROMA – Il Municipio VIII costituisce sempre di più una vera opportunità per poter sperimentare il modello dell’urbanizzazione dilatata, nebulizzata, multipolare e reticolare, in altre parole, per ricorrere a Deleuze, uno spazio urbano molteplice e rizomatico. In questo contesto solo la potenzialità del GIS può decodificare la configurazione territoriale attraverso una pluralità dei modi di rappresentazione – che solo un GIS può gestire – che consenta diversi livelli e chiavi di ingresso in quel molteplice che è imprendibile e che invece è fondamentale per riscrivere l’estetica dei tasselli, apparentemente destrutturati, e che invece rappresentano i mille segni del Municipio VIII.

GIS RIZOMATIC REPRESENTATION STUDYING THE 8TH MUNICIPALITY OF ROME – The 8th Municipality is increasingly a real opportunity to test the model of dilated urbanization, nebulised, reticular and multi-polar, in other words, to refer to Deleuze, a rhi-zomatic and manifold urban area. In this context, only the potential of GIS can guide in de-codifying the territorial configuration through a variety of representation methods – that only the GIS is able to control – that allow different levels and input keys in that manifold, that is uncatchable, but crucial to rewrite an aesthetic of a series of dowels apparently “de-constructed” but instead representing the thousands of signs in the 8th Municipality.

ANNALISA D’ASCENZO, VALERIA SANTINI
Cartografie urbane e webGIS. L’area di Roma su cui insiste l’Università Roma Tre come spazio di analisi geografica e funzionale in un laboratorio geografico didattico sui GIS, p. 237 – Abstract

CARTOGRAFIE URBANE E WEBGIS. L’AREA DI ROMA SU CUI INSISTE L’UNIVERSITÀ ROMA TRE COME SPAZIO DI ANALISI GEOGRAFICA E FUNZIONALE IN UN LABORATORIO GEOGRAFICO DIDATTICO SUI GIS – Nell’A.A. 2011-2012, i docenti e gli iscritti al laboratorio Metodi e strumenti della ricerca geografica, svolto presso il Laboratorio geocartografico “Giuseppe Caraci” dell’Università Roma Tre, hanno condotto un esperimento didattico con elaborazione dei dati geografici da database, realizzazione di schede informative e di cartografia digitale (una carta interattiva di Roma Tre visualizzabile con ArcReader). L’ateneo, dislocato con sedi e servizi in un’ampia area cittadina, ha fornito la realtà geografica di studio per il GIS, che aveva lo scopo di fornire aiuto a chi avesse necessità di spostarsi nel quadrante sud-occidentale di Roma alla ricerca di una segreteria o di una facoltà, o da un ufficio all’altro. Successivamente il progetto e le informazioni raccolte sono stati elaborati per produrre un webGIS (la Guida on line di Roma Tre disponibile sul sito del laboratorio: http://host.uniroma3.it/laboratori/labgeo/) aggiornabile grazie ai suggerimenti degli utenti. È stata inoltre realizzata una pianta a stampa relativa all’area urbana su cui l’università si sviluppa (I luoghi di Roma Tre), in scala 1:10.000 e con un espanso 1:5.000 per il tratto di Via Ostiense con maggiore densità di punti di interesse.

URBAN CARTOGRAPHIES AND WEBGIS. THE AREA OF ROME WHERE THE UNIVERSITY OF ROMA TRE IS LOCATED AS PLACE OF GEOGRAPHICAL AND FUNCTIONAL ANALYSIS FOR A DIDACTICAL LABORATORY OF GEOGRAPHY ON GIS – In the academic year 2011-2012, was conducted an educational experiment with the students of the laboratory Methods and tools of geographic research. Roma Tre University, located in a large urban area with offices and services, provided the geographic reality of GIS which was intended to provide help to those who need to move in south-west part of Rome. In this lab students have collected the information to be included in the database, they realized sheets and digital cartography. Subsequently, the project and datas collected were processed to produce a webGIS (the On line Guide of Roma Tre is available on the website: http://host.uniroma3.it/laboratori/labgeo/). The GIS can be updated with input from web users. It was also produced a map of the urban area where the university is spread (Sights of Roma Tre), at a scale of 1:10,000 and 1:5,000 for an expanded stretch of the Via Ostiense where is greater density of points of interest.

Martino Martini e la storia della cartografia

Il Centro Studi Martino Martini di Trento, in collaborazione con il Centro italiano per gli studi storico-geografici e il Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Trento, organizza nei giorni 28 e 29 novembre 2014, il convegno dal titolo Martino Martini e la storia della cartografia nel 400° anniversario della nascita.

Programma

Presentazione

A latere del convegno, il giorno 29 novembre p.v. è indetta l’Assemblea ordinaria dei soci del CISGE per l’anno 2014.

Seminari in onore di G.A. Rizzi Zannoni

Il CISGE e la Società Geografica Italiana, con il contributo del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università Roma Tre, organizza i seminari che si terranno mercoledì 5 novembre presso la Società Geografica Italiana in occasione delle celebrazioni del bicentenario della morte dello scienziato padovano, Giovanni Antonio Rizzi Zannoni (Padova, 1736 – Napoli, 1814), astronomo, geodeta, geografo e cartografo, fondatore a Napoli della famosa Officina Topografica, successivamente trasformata in Reale Officio Topografico, dal quale trasse per buona parte origine l’Istituto Geografico Militare.

Programma
Mercoledì 5 novembre 2014
ore 10 – Sala del Consiglio di Palazzetto Mattei in Villa Celimontana
Principi e metodi di analisi cartometrica e contenutistica della cartografia storica tra Sette e Ottocento
intervengono: Simonetta Conti, Elena Dai Pra’ e Vladimiro Valerio
coordina: Carla Masetti

ore 16 – Aula “Giuseppe Dalla Vedova” di Palazzetto Mattei in Villa Celimontana
La carta e la penna. Rappresentazione cartografica e protogeografia tra XVIII e XIX secolo nel Mezzogiorno d’Italia (nel bicentenario della morte di G.A. Rizzi Zannoni)
intervengono: Claudio Cerreti, Ernesto Mazzetti e Silvia Siniscalchi
coordina: Tullio D’Aponte

Nell’occasione sarà organizzata un’esposizione dei documenti cartografici di Rizzi Zannoni
restaurati grazie alle donazioni raccolte nell’ambito del progetto “Adotta un documento”.

«Geostorie», anno XVIII, n. 3, 2010

Indice

Simonetta Conti
Il terremoto rappresentato, pp. 241-287 – Abstract

EARTHQUAKE REPRESENTED
Earthquakes have captured man’s imagination since ancient times. First mentioned in the Bible, they were depicted in bass reliefs of Roman times, and described in the age of Christianity through manuscripts and frescoes of the Middle ages, up until the first seismic maps of 1627 by Matteo Greuter, based on the Gargano earthquake in Southern Italy. Huge cataclysms continued to be depicted through sketches and maps from the earthquake of Val di Noto in Sicily to the Calabrian earthquakes of 1783 up to the mid-19th century when modern studies of seismology began and images of natural catastrophes became widespread through the press.EL TERREMOTO REPRESENTADO
El terremoto ha sido siempre un fenómeno físico que tiene, por su gravedad, capturado la imaginación del hombre desde la antigüedad. Desde las primeras expresiones que se derivan de la Biblia, vemos cómo se representa en bajos relieves de la época romana, y luego continúa, en la era cristiana, a través de los manuscritos y los frescos de la Edad Media, hasta llegar a la primera carta del terremoto de 1627, obra de Matteo Greuter diseñado para el terremoto del Gargano. Los eventos cataclísmicos continuó siendo representado por un terremoto en el Val di Noto, hasta el de Calabria en 1783, con dibujos y mapas, hasta el siglo XIX cuando comenzó el estudio moderno de la sismología y las imágenes de los desastres naturales comenzaron la difusión a través de la prensa.

Michele Castelnovi
La forma della terra nel medioevo islamico. Le meraviglie del creato di Zakariyya al-Qazwini (circa 1280), pp. 289-316 – Abstract

EARTH’S SHAPE IN ISLAMIC MIDDLE AGES. THE AL-KAZWINI MARVELS OF CREATURES AND STRANGE THINGS (CIRCA 1280)
In the Middle Ages some important demands of the islamic religion (i.e. the Qibla orientation and the Mecca’s pilgrimages) lead to a great consideration of the geographic knowledge. Consequently, the extended islamic world, much bigger than the dominion known to the christianity, valued particulalry the greek-ellenistic cultural tradition from which this knowledge derived. All these elements contributed to the diffusion, due to islamism, of the concept of the earth globe, as clearly showed in the work of al-Kazwini, one of the most copied geographic medieval books.LA FORMA DE LA TIERRA EN LA CULTURA ISLAMICA DE LA EDAD MEDIA. LAS MARAVILLAS DEL CREADO DE ZAKARIYYA AL-KAZWINI (CIRCA 1280)
En la Edad Media, las exigencias de la religión coránica (la orientación de la Qibla y las peregrinaciones a la Mecca) daban mucha importancia al saber geográfico, evaluándo así la tradición griego-elenística en el mundo islámico, mucho màs extenso en latitud de la ecúmene conocida por los cristianos. Todos estos elementos ayudaron a la difusión, en el mundo islámico, del concepto de globo terráqueo, como muestra claramente la obra de al-Kazwini, uno de los tratados mas copiados de geografía de la Edad Media.

Elena dell’Agnese
Libri di testo e discorso geopolitico negli Stati Uniti del primo Ottocento. Alle origini del «destino manifesto», pp. 317-340 – Abstract

AT THE DAWN OF «MANIFEST DESTINY»: TEXTBOOKS AND GEOPOLITICAL DISCOURSE IN THE UNITED STATES IN THE FIRST HALF OF THE NINETEENTH CENTURY
In his excellent book on «Manifest Destiny» and American expansionism, the historian Albert K. Weinberg (1935) analyses a large amount of newspapers’ articles and official speeches. However important, this kind of formal and practical geopolitics were not the only relevant sources in the making of the narrative. Together with journalists and politicians, novelists such as James Fenimore Cooper, and other popular culture authors like folk-writers and singers offered an important contribution in representing the westward expansion as the most natural fate for the young nation. But also cartography and geography textbooks were very helpful in that sense. Indeed, many geographies of the time already dealt with the frontier, providing a vision of «Americans moving westward as a chosen people of God settling the land of Canaan» (Hauptman, 1978). They also supplied a visual model to the Manifest Destiny territorial perspective, sometimes suggesting United States’ expansion before it had actually taken place. Moreover, the cartographic representation of America as a separated hemisphere, highlighted supposed differences between the United States and other parts of the world, which could offer a good optical support to the Monroe doctrine.À L’AUBE DU «DESTIN MANIFESTE»: LIVRES D’ÉCOLE ET DISCOURS GEOPOLITIQUES AUX ÉTATS-UNIS DANS LA PREMIÈRE MOITIE DU XIXEME SIÈCLE
Dans son excellent ouvrage sur le Destin Manifeste et l’expansionnisme américain, l’historien Albert K. Weinberg (1935) analyse de nombreux articles de quotidiens et discours officiels. Bien qu’elle soit remarquable, cette sorte de géopolitique formelle et pratique n’était pas la seule source importante dans la construction de cette narration. Aux côtés des journalistes et des politiciens, des romanciers, comme James Fenimore Cooper, et d’autres auteurs de la culture populaire comme les écrivains et les chanteurs, ont contribué de façon considérable à la représentation de l’expansion vers l’Ouest en tant qu’aboutissement naturel de la jeune nation. Dans ce sens, la cartographie et les livres scolaires de géographie ont eux-aussi apporté un grand soutien. En effet, beaucoup de livres de géographie de l’époque traitaient déjà de la frontière, en donnant une image des «Américains se déplaçant vers l’Ouest comme un peuple élu par Dieu afin de s’établir dans la Terre de Canaan» (Hauptman, 1978). Ces livres offraient aussi un modèle visuel à la perspective territoriale du Destin Manifeste, suggérant parfois l’expansion des États-Unis avant même qu’elle ne se réalise concrètement. D’ailleurs, la représentation cartographique de l’Amérique comme hémisphère séparé soulignait les prétendues différences entre les États-Unis et les autres parties du monde, ce qui pouvait offrir un bon soutien visuel à la doctrine de Monroe.

Mario Fumagalli
Geografia culturale, paesaggio, testo letterario e documentazione pittorica. Il caso della Valle d’Aosta, pp. 341-361 – Abstract

CULTURAL GEOGRAPHY, LANDSCAPE, LITERARY TEXT, PICTORIAL DOCUMENTATION. THE CASE OF AOSTA VALLEY
The study of the influence of culture on territory and on landscape is one of the new experiences of Italian geographers. The landascape is supposed to be observed with one’s entire cultural patrimony and with and attitude bringing back to the cultural milieu that was at the origin of that landscape, that conveys its emotions. This article points out how this was done in the second half of the nineteenth century by number of artists and writers belonging to the Piedmontese cultural milieu, who had been influenced by the re-discovery of the feudal times, castles and by the atmosphere then prevailing in the alpine valleys. It shows how they have observed and interpreted the landscape of Val d’Aosta through the medieval tradition as suggested by castles and have grasped the emotions coming from them. Moreover their activity – literary works, stage pieces, architectural designs and plans, restorations and even paintings – was in accordance with such an inspiration.GÉOGRAPHIE CULTURELLE, PAYSAGE, TEXTE LITTÉRAIRE ET DOCUMENTATION ICONOGRAPHIQUE. LE CAS DE LA VALLÉE D’AOSTE
Parmi les nouvelles expériences vers lesquelles s’adresse la géographie italienne il y a la recherche de l’influence de la culture sur le territoire et le paysage que l’on doit observer avec la participation de tout son patrimoine culturel, tout en ayant une attitude capable de le ramener dans le milieu culturel qui est à l’origine du paysage et duquel il transmet les émotions. Dans cet article on cherche à montrer comme cela a été fait dans la deuxième moitié du XIXe siècle par des artistes et par des écrivains du milieu culturel piémontais, qui ont subi l’influence de la redécouverte de l’époque féodale, des châteaux et de l’atmosphère qu’ils créaient dans les vallées alpines. Ils ont observé et interprété le paysage valdôtain à travers la tradition médiévale que ses nombreux châteaux suggéraient, ont cueuilli les émotions qu’il transmettait, ont dirigé leur oeuvre – littéraire, théâtrale, architecturale, de restauration, et dans certains cas même pictural – suivant cette inspiration.

Jean-Marc Fournier
Paysages et Géographie sociale. Regards croisés franco-italiens. Réflexions suite au colloque franco-italien La géographie sociale, le temps, le paysage (Université de Caen, France, 25, 26 e 27 mars 2010), pp. 363-375 – Abstract

LANDSCAPE AND SOCIAL GEOGRAPHY. FRENCH AND ITALIAN VIEWPOINTS. SOME REFLECTIONS ABOUT THE FRENCH-ITALIAN CONFERENCE «SOCIAL GEOGRAPHY, TIME, LANDSCAPE». UNIVERSITY OF CAEN (FRANCE), 25, 26 AND 27 MARCH 2010
This text summarizes the main ideas discussed during the Italian-French Conference entitled “Landscape, Time, Social Geography” that took place at Caen University in March 2010 and gathered 25 speakers. It shows the interest as well as the limits in the use of the notion of landscape for social geography. This concept is viewed as a tool to express the time produced by the societies, social inequalities, individuals or groups power relationships, social exclusion, etc. The landscape can also be seen as an instrument for claiming social or political point of view, to express an artistic sensibility or to take advantage of economic resources. In order to be helpful, the polysemic concept of landscape must be precisely defined and the trap of “a” landscape (singular) as a material object must be avoided: “the” landscapes (plural) remain first of all productions of the societies, in all of their dimensions.PAESAGGI E GEOGRAFIA SOCIALE. PUNTI DI VISTA FRANCESI E ITALIANI. RIFLESSIONI A MARGINE DEL COLLOQUIO FRANCO-ITALIANO LA GÉOGRAPHIE SOCIALE, LE TEMPS, LE PAYSAGE (UNIVERSITÉ DE CAEN, FRANCIA, 25, 26 E 27 MARZO 2010)
Questo testo sintetizza le più rilevanti idee discusse nel corso del colloquio franco-italiano La géographie sociale, le temps, le paysage, tenuto all’Università di Caen nel marzo 2010, che ha messo a confronto 24 relazioni. Sono qui illustrati i motivi di interesse e insieme i limiti dell’uso della nozione di paesaggio in geografia sociale. Questo concetto forma una griglia di lettura che consente di mettere in luce i tempi delle società, le disuguaglianze sociali, gli attori, i rapporti di potere, la marginalità eccetera. Il paesaggio può anche essere uno strumento nel rivendicare una causa sociale o politica, nell’esprimere una sensibilità artistica o anche nel trarre vantaggio da risorse economiche. Per divenire operativa, la nozione di paesaggio, polisemica, deve essere definita con precisione, così da evitare la trappola «del» paesaggio in quanto oggetto materiale autonomo: «i» paesaggi rimangono prima di tutto dei prodotti delle società in tutte e loro dimensioni.

Fabrizio Filioli Uranio
Il Vajont. Per una lettura della frana come processo, pp. 377-382 – Abstract

VAJONT. THE LANDSLIDE LIKE A PROCESS
The landslide of Toc mount, the 9th of October 1963, is one of the most terrible environmental tragedy in the European History: 2000 victims.
What we can see is that deterritorialization is not caused by the landslide, but it is a process born some time before: It starts in 1948 when the SADE (Società Adriatica di Elettricità) begins to expropriate farms in the Vajont valley. From this moment, until 1964, there are a lot of local changes: the agricultural society goes to become an industrial society.
When in 1964 the inhabitants return in their houses, the process of new territorialization set off: in fact some years later, in 1971, the construction of the new Erto’s district (Stortàn) starts.
Witnesses underline the current importance, as memory places, of Erto and Casso, the Vajont dam and Toc mount. Furthermore some of the local territorial actors put forward hypothesis to exploit the resources of the Vajont valley: something like naturalistic tourism and didactic stages.
The stakes are high: saving Erto (about 400 inhabitants) and Casso (about 20 inhabitants) by the oblivion.VAJONT. POR UNA LECTURA DEL DERRUMBAMIENTO COMO PROCESO
El derrumbamiento del monte Toc, el 9 de Octubre 1963, es una de las pejores tragedias del medioambiente de la Historia Europea: 2000 muertos.
Lo que podemos ver es que la deterritorializacion no es causada por el derrumbamiento, sino es un proceso que empieza algunos años antes: en 1948 cuando la SADE (Società Adriatica di Elettricità) expropria las primeras granjas de la valle del Vajont. Desde ahora, hasta el 1964, hay muchos cambios: la local sociedad agrícola se transforma en una sociedad industrial.
Cuando en 1964, los habitantes vuelven en sus casas, empieza el proceso de nueva territorializacion: de hecho, en 1971, se inicia la construcción del nuevo barrio de Erto (Stortàn).
Los testigos subrayan la importancia, como lugares de la memoria, de Erto y Casso, de la dique del Vajont y del monte Toc. Además algunos de los actores locales son portadores de propuestas de desarollo local: algo como el turismo naturalista y prácticas didácticas.
Lo que importa es de salvar Erto (aproximadamente 400 habitantes) y Casso (aproximadamente 20 habitantes) del olvido.

Mostre e convegni, pp. 383-387

Note bibliografiche, pp. 389-403

Verbale della riunione telematica del Comitato di coordinamento del 30 settembre 2010, pp. 405-407

Verbale dell’assemblea annuale dei soci (2010) e delle votazioni per il rinnovo delle cariche sociali del centro italiano per gli studi storico-geografici (triennio 2011-2013), pp. 409-414

Verbale della riunione del Comitato di coordinamento (10 dicembre 2010), pp. 415-419

Indice dell’Annata pp. 421-426

«Geostorie», anno XII, nn. 2-3, 2004

Indice

Annalisa D’Ascenzo
Presentazione, pp. 53-54 

Emanuela Casti
Catalogazione e schedatura cartografica. Il superamento della tassonomia, pp. 55-75 

Vladimiro Valerio
Ruoli e qualifiche degli autori di documenti cartografici. Contributo alla discussione sul significato di «cartografo» e di «cartografia», pp. 77-85 

Simonetta Conti
Gli autori di carte nautiche, pp. 87-99 

Leonardo Rombai
La cartografia degli enti collettivi. Problemi di attribuzione di responsabilità, pp. 101-117 

Carlo Vivoli
Cartografia e archivi, pp. 119-131 

Giorgio Mangani
L’idea dell’Atlante. Aspetti editoriali della produzione di carte e atlanti (secoli XV-XVII), pp. 133-137 

Laura Federzoni
Considerazioni preliminari sul restauro virtuale di carte geografiche antiche e sui più recenti strumenti tecnici di riproduzione e di lettura, pp. 139-150 

Margherita Azzari
Dal database all’ipertesto appunti per il Dizionario dei Cartografi Italiani, pp. 151-154 

Giovanni Caboto e le vie dell’Atlantico settentrionale

Atti del Convegno Internazionale
Giovanni Caboto e le vie dell’Atlantico settentrionale (Roma, 29 settembre-1 ottobre 1997)
a cura di Marcella Arca Petrucci e Simonetta Conti
Roma, CISGE, 1999

In questo Convegno prosegue la scelta della formula interdisciplinare che aveva già dato buoni risultati negli altri incontri organizzati dal CISGE, realizzando una fruttuosa convergenza di interessi di storici, geografi, storici delle esplorazioni e della cartografia, italianisti, anglisti ed etnologi sui temi legati all’esperienza odeporica di Giovanni Caboto e al ruolo che in seguito a quel viaggio ha avuto l’Atlantico.
Gli Atti si presentano perciò divisi in otto parti e precisamente: I tempi di Caboto; Giovanni e Sebastiano Caboto; Viaggi di esplorazione, conoscenza, conquista e popolamento del Nuovo Mondo; Carte e cartografi tra Europa e Nuovo Mondo; Emigranti e pellegrini in Nord America; Le vie dell’Atlantico; Problemi storiografici; Viaggi e letteratura di viaggio.

Indice

Paolo Emilio Taviani
Introduzione, pp. V-VI

Marcella Arca Petrucci, Simonetta Conti
Presentazione, pp. VII-XI

Parte I
I tempi di Caboto

Bernard Assiniwi
Les peuples autochtones du Canada à l’époque de Giovanni Caboto, pp. 3-6

Girolamo Fantoni
La navigazione al tempo di Giovanni Caboto. Confronto fra gli odierni sistemi di navigazione e quelli usati alla fine del Medioevo, pp. 7-15

Enrico Basso
La presenza genovese in Inghilterra e le relazioni commerciali anglo-genovesi nella seconda metà del XV secolo, pp. 17-37

Parte II
Giovanni e Sebastiano Caboto

Jeremy K. B. Kinsman
Lecture at John Cabot University, pp. 41-49

Ilaria Luzzana Caraci
Giovanni Caboto cinquecento anni dopo, pp. 51-68

Luisa D’ Arienzo
Giovanni Caboto e i Caboto in terra iberica. Note sull’origine della famiglia in base a nuovi documenti, pp. 70-82

Vera Liquori Mignano
Giovanni Caboto e Gaeta sua terra di origine, pp. 83-85

Maria Cristina Fanelli
Alcune considerazioni di carattere geografico-meteorologico in relazione ai viaggi di Giovanni Caboto, pp. 88-93

Patrizia Licini
Dal Nord-Ovest al Nord-Est. Ovvero da un’idea dei Caboto alle «Quattro Parti del Mondo» nei planisferi dei Mercatore, pp. 95-128

Annalisa D’Ascenzo
Giovanni e Sebastiano Caboto nelle enciclopedie, pp. 129-140

Parte III
Viaggi di esplorazione, conoscenza, conquista e popolamento del nuovo mondo

Anna Unali
Iniziative francesi e timori nelle corti iberiche. I tentativi di penetrazione in Brasile e le spedizioni di Jacques Cartier in Canada, pp. 143-153

Anne De Vaucher Gravili
La memoire de la découverte. Jacques Cartiér et Pierre Perrault (1534-1984), pp. 155-167

Raymonde Litalien
Les italiens et l’exploratión de l’Atlantique Nord sous l’Ancien Régime, pp. 169 -180

Andrea Miroglio
Dall’oro del Cathai all’oro americano. I miti come occasione nella strategia gesuitica di evangelizzazione, pp.181-199

Luca Codignola
L’area nord-atlantica secondo la Curia pontificia. I funzionari di Propaganda Fide, 1622-1816, pp. 202-212

Giovanni Pizzorusso, Matteo Sanfilippo
Il Canada nei resoconti dei viaggiatori italiani, 1820-1940, pp. 213-236

Claudio Cerreti
Italiani verso il Nord-Ovest. Con un breve ricordo di Silvio Zavatti, pp. 237-248

Parte IV
Carte e cartografi tra Europa e Nuovo Mondo

Raffaella Signorini
La rappresentazione cartografica del mito. L’oro e l’argento del Rio de la Plata, pp. 251-779

Simonetta Conti
Le geocarte nautiche a «doppia graduazione», pp. 281-301

Angelo Ponti
L’Atlantico settentrionale nell’Arcano del Mare di Robert Dudley, pp. 303-314

Parte V
Emigranti e pellegrini in Nord America

Franca Farnocchia Petri
L’emigrazione italiana in Canada dal 1970 ad oggi. Il caso della Columbia Britannica, pp. 317-337

Marina Cricenti
Un caso di studio sull’emigrazione calabrese in Canada. Brevi considerazioni, pp. 393-353

Graziella Galliamo
Geografia e Religione. Il caso della benedizione di Toronto, pp. 355-360

Parte VI
Le vie dell’Atlantico

Brian Slack
The Atlantic Ocean at the end of the Twentieth Century. Challenges and opportunities in international trade, pp. 363-372

Adalberto Vallega
Trasporto mercantile e società industriale: Gli spostamentí del cuore oceanico del mondo, pp. 373-395

Nicoletta Varani
Le isole di Capo Verde: frequentazione nel passato, isolamento nel presente. Quale futuro? pp. 397-409

Alessandro Gallo
Dalle rotte reali alle rotte virtuali, pp.411-426

Parte VII
Problemi storiografici

Luciano Formisano
Immagini del Nord America, 429-446

Clara Incani Carta
Del viaggiare. Conoscenza e inventario del Mondo sulle vie dell’Atlantico settentrionale, pp. 447-457

Nicola Bottiglieri
Consigli per andare da Bristol al Caatay attraversando le Sette Città, pp. 459-469

Simonetta Ballo Alagna
Mandeville e Pigafetta sulla via dell’Oriente tra fantasia e realtà, pp. 471-484

Dario Manfredi
Sulla prima edizione del viaggio di Malaspina,S. Pietroburgo, 1824-1827, pp. 485-504

Paola Falcioni
Il tema del «passaggio» fra Atlantico e Pacifico in Humboldt: dall’epopea delle spedizioni esplorative alla geografia applicata? pp. 505-519

Fabio Cristaldi
Le esplorazioni del Nord Atlantico nella storiografia portoghese nel nostro secolo, pp. 521-524

Michele Castelnovi
Viaggiatori ed esploratori nell’Enciclopedia Italiana, pp. 525-539

Parte VIII
Viaggi e letteratura di viaggio

Carla De Petris
Echtrae e Immrama: percorsi di santi e poeti dall’Irlanda verso occidente, pp. 543-550

Giulia Lanciami
Il Cathay di Fernào Mendes Pinto, pp.551-558

Caterina Ricciardi
Giovanni Caboto nell’immaginario letterario canadese, pp. 559-570

Paola Puccini
Alla scoperta dell’America. Il tema della traversata nell’opera di Fulvio Caccia e Antonio D’Alfonso, pp.571-579

Momenti e problemi della geografia contemporanea

Momenti e problemi della geografia contemporaneaAtti del convegno
Momenti e problemi della geografia contemporanea. Convegno internazionale in onore di Giuseppe Caraci geografo storico umanista (Roma, 24-26 novembre 1993)
Genova, Brigati, 1995

Programma del Convegno

A Roma, nel novembre 1993, si è svolto il Convegno Internazionale di studi in onore di Giuseppe Caraci nel centenario della nascita. L’analisi dell’opera di questo geografo, storico, umanista ha ripercorso la pluralità dei campi di indagine che lo appassionarono e che fornirono un prezioso contributo agli studi geografici. La riflessione del Caraci si è soffermata sui temi relativi a Cristoforo Colombo e la scoperta dell’America, Amerigo Vespucci e Giovanni da Verrazzano e sulla storia della cartografia e della geografia.
I contributi pubblicati negli Atti del Convegno sono ordinati in sette parti, di cui la prima dedicata a Giuseppe Caraci. Le altre parti ripercorrono gli itinerari della sua ricerca secondo la seguente articolazione: Le scuole geografiche nazionali a confronto: percorsi e prospettive; Problemi epistemologici e prospettive della geografia contemporanea; La geografia italiana del ‘900; Le vie delle Indie: aspirazioni, esplorazioni e relazioni; Documenti cartografici del Vecchio e Nuovo Mondo ed esperienze di ricerca sul campo.

Indice

Maria Gemma Grillotti Di Giacomo
Introduzione, pp. XI-XII  - 0.3 Introduzione - Da Mettere Scarica .PDF (504.7 KiB)

Parte I - Giuseppe Caraci geografo, storico, umanista
Parte II - Scuole geografiche a confronto. Percorsi e prospettive
Parte III - Problemi epistemologici e prospettive della geografia contemporanea
Parte IV - La geografia italiano dal '900
Parte V - Le vie delle Indie. Aspirazioni, esplorazioni, e relazioni
Parte VI - Documenti cartografici del vecchio e del nuovo mondo
Parte VII - Esperienze di ricerca sul campo