MARA CAROCCI, Lettera a uno zio che voleva cambiare il mondo. Agostino Biagi, missionario francescano, pastore battista, antifascista, traduttore della Divina Commedia in cinese, prefazione di Vittorio Coletti, postfazione di Luca Pisano, Matera, Edizio
Abstract
Con l’originale formula, sostenuta con disinvoltura nell’arco di tutto il suo percorso narrativo, di un dialogo a distanza, spesso stringente e ricco di domande, che penetrano anche nell’intimità dei protagonisti, col suo prozio Agostino Biagi, secondo di otto fratelli, nato il 25 maggio 1882 a Fossato, un paesino di circa 150 case, aggrappato su un crinale dei monti dell’Appennino tosco-emiliano all’incrocio fra le province di Firenze prima e Prato adesso, Pistoia e Bologna, Mara Carocci, che fra il 2013 e il 2018 è stata membro del Parlamento italiano facendo parte della Commissione cultura e istruzione della Camera, sulla scorta di lettere di famiglia ereditate e trovate solo di recente e di documenti storici e amministrativi, ne ha ricostruito l’originale vicenda biografica «in una deliziosa miscela di vicinanza affettiva e accuratezza documentaria», come sottolinea Vittorio Coletti nella sua prefazione (p. 3), a cominciare dall’entrata di Agostino nel convento francescano di Bethlehem a Galceti (Prato) all’età di soli dodici anni.

