Geostorie. Bollettino e Notiziario del Centro Italiano per gli Studi Storico-Geografici https://www.cisge.it/ojs/index.php/geostorie <p><strong>«Geostorie. Bollettino e Notiziario del Centro Italiano per gli Studi Storico-Geografici»</strong><br>ISSN 1593-4578 (print)<br>ISSN 2723-9950 (online)</p> <p><img src="/ojs/public/site/images/robertarodelli/1copertina_web1.png" width="263" height="263"></p> <p>«Geostorie» è la rivista ufficiale del Centro Italiano per gli Studi Storico-Geografici. Dal numero 1-2 del 2000 ha preso il posto del «Notiziario del Centro Italiano per gli Studi Storico-Geografici», che aveva iniziato le sue pubblicazioni con il numero 0 nel 1992. La sua attuale copertina riporta uno stralcio del Planisfero di Vesconte Maggiolo, conservato a Fano presso la Biblioteca Federiciana.</p> <p>Ai fini della <a href="https://www.anvur.it/attivita/classificazione-delle-riviste/classificazione-delle-riviste-ai-fini-dellabilitazione-scientifica-nazionale/elenchi-di-riviste-scientifiche-e-di-classe-a/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Valutazione Scientifica Nazionale</a>, «<strong><a href="https://www.cisge.it/ojs/index.php/geostorie/about" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Geostorie</a></strong>» è dal 2018 una rivista di <strong>Classe A</strong> per i Gruppi scientifico disciplinari <strong>10/ARCH-01</strong>, <strong>11/GEOG-01</strong>, <strong>14/GSPS-04</strong>, <strong>14/GSPS-08</strong> (già Settori scientifico disciplinari&nbsp;10/A1, 11/B1, 14/B2, 14/D1) e<strong> scientifica</strong> per le <strong>Aree 08</strong>, <strong>10</strong>, <strong>11</strong>, <strong>14</strong>. Ciò testimonia l’impegno interdisciplinare e il ruolo di vivace e serio interlocutore del CISGE nel dibattito scientifico, italiano e internazionale.</p> <p>E’ stata inserita nell’<a href="https://www.anvur.it/wp-content/uploads/2023/08/Elenco-riviste-classeA_Area11_22082023.pdf">elenco</a> delle riviste di fascia A per i Settori concorsuali dell’<strong>Area 11</strong> ‐ Valido ai fini della valutazione dei candidati alle Commissioni nazionali per l’ASN ‐ pubblicato il 22/08/2023.</p> CISGE it-IT Geostorie. Bollettino e Notiziario del Centro Italiano per gli Studi Storico-Geografici 1593-4578 Fare la Geografia per fare l’Italia. Adriano Balbi, la costruzione di una disciplina e il processo di Nation building nel primo Ottocento https://www.cisge.it/ojs/index.php/geostorie/article/view/1500 <p>Lo studio analizza la figura e l’opera di Adriano Balbi (1782-1848), geografo italiano di rilievo europeo del primo Ottocento. Caratteristica fondante della ricerca è l’utilizzo di un vasto corpus di fonti primarie, in gran parte inedite e originali, rintracciate in archivi sparsi in tutta Italia ed Europa, per riuscire a ricostruire un capitolo significativo e finora poco studiato della storia della geografia italiana. Attraverso l’esame del percorso biografico di Balbi, della sua produzione scientifica e delle sue fitte reti di relazione, anche a livello transnazionale, si mira a illuminare il suo contributo alla “geografia nel suo divenire” e alla formazione di una coscienza nazionale. Il lavoro evidenzia il ruolo politico della disciplina geografica, allora in via di formalizzazione, nel plasmare la percezione dello spazio italiano e nel sostenere le aspirazioni unitarie, colmando una lacuna storiografica e restituendo a Balbi il suo spessore storico in un’epoca di profonde trasformazioni. Si intende così offrire spunti per una diversa prospettiva sulle radici culturali dell’unità d’Italia e sull’evoluzione del pensiero geografico.</p> <p>&nbsp;</p> <p>This study analyses the figure and work of Adriano Balbi (1782–1848), an Italian geographer of European renown active in the early nineteenth century. A foundational characteristic of the research lies in its use of an extensive corpus of mostly hitherto unpublished primary materials, located in archives throughout Italy and Europe, to reconstruct a significant and previously underexplored chapter in the history of Italian geography. By examining Balbi’s biography, scientific output, and his wide-ranging networks of relationships, extending to a transnational scale, this study seeks to shed light on his contribution to “geography in the making” (“geografia nel suo divenire”) and to the development of a national consciousness. The work underscores the political role of geography, then undergoing processes of formalisation, in shaping the perception of Italian space and in supporting aspirations for national unification. In doing so, it addresses a historiographical lacuna and restores Balbi’s historical significance within a period of profound transformation. The aim is to offer insights into a different perspective on the cultural roots of Italian unification and the evolution of geographical thought.</p> Mirko Castaldi Arturo Gallia Copyright (c) 2026 Mirko Castaldi,Arturo Gallia 2026-02-27 2026-02-27 34 1 17 33 La Corografia e gli Atlanti degli Stati Italiani (1835-1845) di Attilio Zuccagni Orlandini: organizzazione, produzione e circolazione di una sintesi geo-cartografica monumentale https://www.cisge.it/ojs/index.php/geostorie/article/view/1510 <p>La <em>Corografia fisica, storica e statistica dell’Italia e delle sue Isole</em> (1835-1845), arricchita con cinque <em>Atlanti </em>di cartografie e altre iconografie, rappresenta una pietra miliare nella produzione geo-cartografica dell’Italia risorgimentale e una base per tante iniziative editoriali successive. Con questo scritto mi propongo di ricostruire il contesto scientifico e culturale in cui queste opere furono realizzate, a partire dall’ambiente toscano, dove maturò l’interesse di Zuccagni Orlandini per le scienze statistiche e per la geografia, con la partecipazione attiva all’Accademia dei Georgofili, ai periodici di Gian Pietro Vieusseux e alla prima società geografica italiana. Si indagano quindi il metodo di lavoro, le fonti bibliografiche e cartografiche utilizzate e la rete di contatti stabilita anche grazie all’aiuto degli apparati governativi che favorirono Zuccagni Orlandini nelle sue ricerche, a partire dal governo del Regno di Sardegna. In certi contesti, alla scarsa collaborazione dei governi supplirono i privati: ciò spiega la diversità con cui gli argomenti sono trattati, nonostante l’autore cerchi di seguire una stessa struttura narrativa. Infine, si cerca di comprendere il contributo apportato da tale opera alla storia e alla circolazione del pensiero geografico e cartografico dell’Italia preunitaria e unitaria.</p> <p>The <em>Corografia fisica, storica e statistica dell’Italia e delle sue Isole</em> (1835-1845), enriched with five Atlases of maps and other iconography, represents a milestone in the geo-cartographic production of Risorgimento Italy and a basis for many subsequent publishing initiatives. In this paper, I aim to reconstruct the scientific and cultural context in which these works were produced, starting with the Tuscan environment, where Zuccagni Orlandini’s interest in statistical sciences and geography matured, with his active participation in the Accademia dei Georgofili, Gian Pietro Vieusseux’s periodicals, and the first Italian geographical society. I will therefore investigate his working methods, the bibliographic and cartographic sources he used, and the network of contacts he established, thanks in part to the help of government bodies that supported Zuccagni Orlandini in his research, starting with the government of the Kingdom of Sardinia. In certain contexts, the lack of cooperation from governments was compensated for by private individuals: this explains the diversity with which the topics are treated, despite the author’s attempt to follow the same narrative structure. Finally, an attempt is made to understand the contribution made by this work to the history and circulation of geographical and cartographic thought in pre-unification and unified Italy.</p> Anna Guarducci Copyright (c) 2026 2026-02-27 2026-02-27 34 1 35 53 Attorno al «Dizionario» di Goffredo Casalis: rete e pratiche di costruzione del sapere geografico nella prima metà del XIX secolo https://www.cisge.it/ojs/index.php/geostorie/article/view/1515 <p>Il periodo tra fine Settecento e Ottocento è stato da tempo individuato come fase cruciale di ridefinizione del rapporto con le istituzioni, del ruolo sociale e dello stesso profilo scientifico della geografia a scala europea ed esso è stato posto al centro di un crescente interesse anche nel quadro della recente svolta negli studi di storia della geografia italiana, entro l’innovativa prospettiva tesa alla ricostruzione della pluralità di luoghi, pratiche e reti di scambio coinvolti nella costruzione del sapere. Da tale approccio si propone una rilettura della tradizione geografica relativa al Regno di Sardegna tra fine Settecento e periodo risorgimentale, segnata dalla transizione dalla corografia di ascendenza rinascimentale al dizionario geografico ispirato al canone dell’<em>Encyclopédie</em> e culminante nella monumentale opera di Goffredo Casalis (1833-1856).</p> <p>The period between the end of the eighteenth century and the nineteenth has long been identified as a crucial phase in the redefinition of the relationship with institutions, the social role and the scientific profile of geography on a European scale. It has also been the focus of growing interest in the context of the recent turn in the study of the history of Italian geography, within the new perspective aimed at reconstructing the plurality of places, practices and exchange networks involved in the construction of knowledge. Within this approach we propose a re-reading of the geographical tradition relating to the Kingdom of Sardinia between the end of the 18th century and the Risorgimento period, marked by the transition from the chorography of Renaissance origin to the geographical dictionary inspired by the canon of the <em>Encyclopédie</em> and culminating in the monumental work of Goffredo Casalis (1833-1856).</p> Maria Luisa Sturani Copyright (c) 2026 Maria Luisa Sturani 2026-02-27 2026-02-27 34 1 55 77 Gli itinerari istruttivi. Prototipi e modelli di «Guide turistiche» a Roma tra Fine Settecento e prima metà dell'Ottocento https://www.cisge.it/ojs/index.php/geostorie/article/view/1517 <p>Il contributo analizza la nascita e la diffusione, fra Settecento e prima metà dell’Ottocento, di un particolare genere di guida, destinato a divenire un canone di riferimento per le successive pubblicazioni “turistiche”: quello degli itinerari istruttivi. L’indagine parte dall’analisi dell’<em>Itinerario istruttivo per trovare con facilità tutte le magnificenze di Roma</em> (1763) di Giuseppe Vasi. Quest’opera inaugura un nuovo modo di accompagnare il lettore nella visita della città di Roma, sulla base di un percorso cittadino scandito in “giornate” e articolato attraverso una gerarchia di luoghi meritevoli di essere visitati. Essa diviene una sorta di “modello” dominante all’interno del consolidato mercato editoriale dell’epoca e destinato a imporsi anche negli anni a venire, coinvolgendo nella sua revisione anche il famoso archeologo e studioso dell’antichità Antonio Nibby (1792-1839).</p> <p>This paper examines the origins and evolution between the 18th and mid-19th centuries of the “instructive itineraries”, a specific genre of guidebook that established the standard for modern travel literature. The investigation centers on the <em>Itinerario istruttivo per trovare con facilità tutte le magnificenze di Roma</em>, published in 1763 by Giuseppe Vasi (1710-1782). This book introduced a pioneering approach to city exploration, organizing the Roman experience into daily routes and a clear hierarchy of landmarks. As a “dominant model” in a thriving publishing market, Vasi’s framework endured for decades, eventually involving the renowned archaeologist Antonio Nibby (1792-1839) in its later revisions.</p> Carla Masetti Copyright (c) 2026 Carla Masetti 2026-02-27 2026-02-27 34 1 79 99 Archivi topografici a servizio dello Stato: raccolta e circolazione delle conoscenze territoriali in epoca napoleonica https://www.cisge.it/ojs/index.php/geostorie/article/view/1518 <p>Nel campo degli studi dedicati alla storia della cartografia militare relativa all’epoca rivoluzionaria e napoleonica l’area piemontese ha ricevuto una particolare attenzione soprattutto per quanto attiene le vicende legate alle operazioni della sezione topografica comandata da Joseph-François-Marie Martinel che dal 1802 si occupa della realizzazione della <em>Carta dei campi di battaglia</em>. Tuttavia, tali studi lasciano aperti diversi quesiti e lacune. Sono ancora poco chiari i passaggi che dal 1796 portano dalla dissoluzione dell’Ufficio di Topografia reale sabaudo alla nascita del Corpo topografico piemontese, alla sua soppressione e conseguente riorganizzazione nel quadro istituzionale-amministrativo seguito all’annessione. Concentrandosi sugli anni precedenti all’incorporazione al territorio francese, la ricostruzione delle operazioni di trafugamento delle carte che facevano parte dell’antico archivio topografico sabaudo costituirà il nostro punto di osservazione per fare luce sulle vicissitudini che interessano il servizio topografico sabaudo, sulla circolazione di materiale cartografico e sull’incontro – seppur nell’ambito di un ventennio di guerre – di professionalità e tradizioni topografiche.</p> <p>In the field of studies dedicated to the history of military cartography relating to the revolutionary and Napoleonic era, the Piedmont region has received particular attention, especially with regard to events linked to the operations of the topographical section commanded by Joseph-François-Marie Martinel, which was responsible for producing the <em>Carta dei campi di battaglia</em> (Map of Battlefields) from 1802 onwards. However, these studies leave several questions unanswered and gaps to be filled. The events leading up to the dissolution of the Royal Savoy Topographical Office in 1796 and the establishment of the Piedmontese Topographical Corps, its suppression and subsequent reorganisation within the institutional and administrative framework following annexation, are still unclear. Focusing on the years prior to incorporation into French territory, the reconstruction of the theft of the maps that were part of the ancient Savoy topographical archive will be our starting point for shedding light on the vicissitudes affecting the Savoy topographical service, the circulation of cartographic material and the encounter – albeit in the context of two decades of war – between professionalism and topographical traditions.</p> <p>&nbsp;</p> Valentina De Santi Paola Pressenda Copyright (c) 2026 Valentina De Santi,Paola Pressenda 2026-02-27 2026-02-27 34 1 101 122 Chabrol de Volvic (1773-1843) dalla campagna d'Egitto alla Liguria. Un cantiere di ricerca ancora aperto https://www.cisge.it/ojs/index.php/geostorie/article/view/1521 <p>La Campagna d’Egitto (1798-1801) fu, come è noto, oltre che un’impresa militare conclusasi sfortunatamente per i francesi, una straordinaria impresa scientifica. All’armata comandata dal generale Bonaparte fu associato un gruppo di scienziati e artisti riuniti nella Commission des Sciences et des Arts guidata dal matematico e fisico Jean-Baptiste-Joseph Fourier (1768-1830). Il loro lavoro produsse un’opera monumentale intitolata <em>Description de l’Egypte</em> alla quale partecipò l’ingegnere uscito dall’École Polytechnique Gilbert Chabrol de Volvic (1773-1843). Dopo l’esperienza egiziana egli fu inviato in Liguria. L’articolo intende indagare le relazioni fra la sua formazione, l’esperienza nordafricana, l’attività svolta in Liguria come ingegnere e prefetto, il tutto nel quadro della costruzione dei saperi geografici attraverso la pratica delle memorie, della statistique, della cartografia ma anche del disegno artistico. L’articolo si propone come introduttivo a uno studio più ampio su Chabrol “geografo”.</p> <p>La campagne d’Égypte (1798-1801) fut, comme nous le savons, à la fois une entreprise militaire (un échec pour les Français) et une entreprise scientifique extraordinaire. À l’armée commandée par le général Bonaparte fut associé un groupe de savants constituants la Commission des Sciences et des Arts, guidé par le mathématicien et physicien Jean-Baptiste-Joseph Fourier (1768-1830). Leurs travaux ont abouti à une œuvre monumentale, la <em>Description de l’Égypte </em>à laquelle participait l’ingénieur sorti de l’École Polytechnique Gilbert Chabrol de Volvic (1773-1843). Après l’expérience égyptienne, il est envoyé en Ligurie. L’article entend retracer les connections entre sa formation, l’expérience nord-africaine, l’activité exercée en Ligurie en tant qu’ingénieur et préfet; tout ça dans le cadre de la construction des savoirs géographiques à travers la pratique des mémoires, de la statistique, de la cartographie et du dessein artistique. L’article se veut en guise d’introduction à une étude plus large sur Chabrol “géographe”.</p> Luisa Rossi Copyright (c) 2026 Luisa Rossi 2026-02-27 2026-02-27 34 1 123 139 Giuseppe Bifezzi, ingegnere dell'Officio Topografico Napoletano, e i rilievi della Valle Telesina per la costruzione della carta del Regno https://www.cisge.it/ojs/index.php/geostorie/article/view/1522 <p>Questo articolo indaga il ruolo di&nbsp;Giuseppe Bifezzi&nbsp;(1798-1881) nella modernizzazione della cartografia del Regno delle Due Sicilie, tra innovazione tecnica e vincoli istituzionali. Formatosi nel Reale Officio topografico di Napoli, erede della scuola di Rizzi Zannoni, Bifezzi si distinse per l’introduzione delle&nbsp;curve di livello&nbsp;negli anni Trenta dell’Ottocento, anticipando standard adottati solo dopo l’Unità, e per l’invenzione del&nbsp;telegometro, strumento ottico volto a ottimizzare i rilievi topografici in un contesto di risorse limitate. Attraverso l’analisi delle sue carte della Valle Telesina (1830-1831), conservate presso l’Istituto geografico militare di Firenze, emerge un approccio innovativo nella precisione orografica e infrastrutturale, documentato da metodologie GIS. Nonostante i riconoscimenti internazionali, come la medaglia all’Esposizione di Londra del 1862, il lavoro di Bifezzi riflette le contraddizioni di un Mezzogiorno capace di eccellenze tecniche, ma frenato da politiche borboniche poco lungimiranti, che relegarono la cartografia a strumento di controllo più che di sviluppo. La transizione post-unitaria, con l’integrazione dell’Officio topografico napoletano nell’Ufficio superiore italiano, sancì il valore del suo contributo, pur evidenziando un’eredità incompiuta tra pragmatismo tecnologico e ambizioni istituzionali.</p> <p>This article investigates the role of&nbsp;Giuseppe Bifezzi&nbsp;(1798–1881) in modernizing cartography in the Regno delle Due Sicilie (Kingdom of the Two Sicilies), navigating between technical innovation and institutional constraints. Trained at the Reale Officio topografico of Naples, heir to the school of Rizzi Zannoni, Bifezzi distinguished himself through the introduction of&nbsp;contour lines&nbsp;in the 1830s – anticipating standards adopted only after Italian Unification – and the invention of the&nbsp;telegometro, an optical instrument designed to optimize topographic surveys in a context of limited resources. The analysis of his maps of the Valle Telesina (Telesina Valley) (1830-1831), preserved at the Istituto geografico militare di Firenze (Military Geographical Institute of Florence), reveals an innovative approach to orographic and infrastructural precision, documented through GIS methodologies. Despite international recognition, such as a medal at the 1862 London Exposition, Bifezzi’s work reflects the contradictions of a Southern Italy capable of technical excellence yet hindered by short-sighted Bourbon policies that relegated cartography to a tool of control rather than development. The post-Unification transition, marked by the integration of the Napolitan Officio topografico into the Italian Ufficio superiore, affirmed the value of his contributions while underscoring an incomplete legacy straddling technological pragmatism and institutional ambitions.</p> Rosario De Iulio Pacifico Cofrancesco Copyright (c) 2026 Rosario De Iulio,Pacifico Cofrancesco 2026-02-27 2026-02-27 34 1 141 162