Introduzione
Resumo
Il geografo, come ricorda Paola Sereno, deve considerare «gli archivi come luoghi abituali del suo lavoro» (SERENO, 1981, p. 17): essi sono il punto di partenza per l’indagine geostorica e nei quali è possibile rintracciare preziose informazioni, di ambiti e natura interdisciplinare diversa.
Luoghi della produzione della ricerca, gli archivi sono al tempo stesso reti di conoscenza e fruizione delle fonti in essi conservate, patrimonio inestimabile della memoria storica territoriale. Le conservatorie sono custodi, spesso inconsapevoli, di un variegato e complesso insieme di tracce e sedimenti che nel corso dei secoli si sono stratificate e depositate sul territorio e che hanno contribuito a dare forma al paesaggio. Queste fonti, se opportunamente codificate e interpretate, contribuiscono alla conoscenza approfondita delle fasi di territorializzazione che hanno plasmato e modellato i luoghi in cui oggi viviamo e abitiamo. Le fonti narrano l’evoluzione del territorio attraverso i secoli e le plurime conformazioni territoriali mettendo in luce le risorse patrimoniali e comunicative della memoria storica; esse consentono di cogliere il passato in tutta la sua autenticità e testimoniano la complessità culturale del territorio.